Botteghe tipiche. La Pagnottella: pane e non solo

Fermo, via Spontini, piazza Verdi, zona viale Trento. A due passi dallo stadio e dalla scuola elementare Don Dino Mancini. La Pagnottella è lì, al piano terra di uno degli stabili alti e popolari. Negozio di cose buone. Anzi: bottega di cose buone, dove l’avventore ancora dialoga tranquillamente e senza fretta con chi sta dietro al bancone. Si acquista e si chiede informazioni sul cibo. Si vende e si danno ricette.

Entro che è quasi mezzodì. Dei due giovani titolari, c’è solo Giordano Cappelletti, l’altro si chiama Massimo Concetti.

Lo scaffale del pane (tanti tipi diversi) e dei dolci (tante forme e ingredienti diversi) è la prima cosa che attira. Guardo, riguardo, deglutisco. L’acquolina viene in bocca. Una cliente intuisce e commenta: «Non dovevano chiamarla La Pagnottella, sarebbe stato più giusto Le Tentazioni». Giordano annuisce soddisfatto. La bottega compie sette anni. Nata puntando soprattutto sul pane, da cui il nome La Pagnottella, nel corso degli anni ha scelto di aprire un consistente e variegato banco di formaggi e salumi di casa nostra, ma non solo. Tra i secondi campeggiano quelli di Passamonti da Monte Vidon Combatte, tra i migliori produttori del centro Italia, sempre recensito sulle migliori guide eno-gastronomiche, tra cui Il Golosario e Slow Food. Anche nella scelta delle paste non si scherza: si va dalla Mancini di Monte San Pietrangeli alla Regina dei Sibillini di Montefortino i cui grani crescono alle falde della montagna. Il riso è Valone punto e basta. Tornando al pane e ai dolci, la collaborazione de La Pagnottella è con il Gran Forno di Altidona noto anche per il panettone artigianale risultato vittorioso in alcuni concorsi gastronomici. Per la carne sottovuoto, si torna in montagna o quasi. Il prodotto arriva direttamente dall’azienda Collina del Monte di Monte San Martino dove l’allevamento di bovini risente della bontà di aria e terra.

Quasi ad altezza d’occhio, sullo scaffale campeggia il gorgonzola al cucchiaio. Un cliente commenta: «Una crema». Non è delle nostre parti, ma, dicono, sia squisito comunque.

Per la parte del primo preparato, la polenta è quasi d’obbligo. Parliamo di clientela. «C’è quella del quartiere – spiega Giordano – e quella che arriva dai dintorni perché ci conosce grazie al passa-parola e alle inserzioni su instagran e fb».

Perché sette anni fa avete aperto questa bottega? Giordano risponde per sé e per il socio: «Ci piaceva trovare cibi genuini, valorizzare i produttori a km 0, e ci piaceva mangiar bene».

E perché si dovrebbe venir qui? «Perché qui trovi prodotti del territorio che difficilmente si trovano nei supermercati». Ma costano un po’ di più. «Vero. Ma la qualità un po’ si paga. Un po’ soltanto». Andiamo a parlare di salute e prevenzione. Mangiar sano è prevenire malanni. Non lo dice il titolare, lo dicono gli studi scientifici.

Ti senti lontano dal centro che sta riprendendo vigore? «Sono sicuro che le tante iniziative in piazza stanno riavvicinando la gente a Fermo, quindi come conseguenza, e a caduta, ne usufruiremo anche noi».

S’è fatta ora di pranzo…

Adolfo Leoni, Il Resto del Carlino, venerdì 13 dicembre 2019

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