Cammino la Terra di Marca. L’itinerario del Presepe Vivente. Il Mito e la risposta. Quando il cielo si è abbassato sulla terra

«Tutto il finito è troppo poco per noi. Il mio essere non si accontenta. Indico la luna, e la vorrei con me. Le stelle mi guidano. Ed io le ringrazio come esseri vivi e parlanti. Il vento respira. E io vorrei placarmi nel suo respiro. La pioggia benedice le messi. Nelle nuvole e nel sole la vita. Toccai il ramo più basso dell’albero più basso. Ma il mio braccio voleva stendersi al cielo…». Un uomo dal mantello nero racconta un fatto di duemila anni fa. Il cielo è stellato e sul fondo di un ampio corridoio campeggia la testa di Giove. Senza risposta all’enigma della vita, gli uomini crearono i miti. «Impossibile raggiungere l’azzurro del giorno. Impossibile toccare il nero della notte. Ho attribuito nomi, allora. E ho cercato volti. E ho immaginato storie. E ho raccontato miti. Ho implorato il dio dall’arco d’argento, quando in battaglia vedevo la morte dinanzi.

L’opera del Bacciccio

Ho chiesto al padre dell’Olimpo di liberarci dall’oscurità, quando le tenebre mordevano il mondo. Ho chiesto al dio del mare di placare le acque, quando il naviglio affondava. E a quello delle selva di rendere sicuro il mio andare. Ho alzato lo sguardo seguendo il fumo dei fuochi. Ho seguito la danza di foglie cadenti. Ho guardato il seme lanciato nel campo: diverrà germoglio, e poi grano e poi cibo. Ma tutto questo non basta. Tutto il finito è troppo poco per noi. L’istante non è denso. Il presente è insapore. L’incognita è il futuro». Il drappello si muove. Genti con abiti dalle fogge diverse. Sembra un pellegrinaggio che muove dall’ara dedicata al Dio ignoto. «Allo Sconosciuto. – recita un’altra voce – A Colui senza volto. E allo Sconosciuto è teso ora il mio braccio. Al senza volto ho pensato nel mio peregrinare. Il nostro lungo cammino è solo un viaggio, dalla terra al cielo. In cerca di risposte. Cercando l’Infinito nel finito. Per renderci infiniti. Una stella ci guidò». C’è un posto di guardia, ci sono armati, la gente è in fila. È un censimento.

Lorenzo Lotto

Sotto voce si commentano voci strane. «Un re? Sì, sì… un re… Così almeno si diceva in giro. Io ho raccolto delle voci, si parlottava in piazza, nelle vie, nelle taverne… anche tra gli armenti al pascolo. Sapete com’è: mezze parole quasi soffiate via. Anzi, vi dirò di più: dicevano: il re… il re del mondo. E ancora di più: il re… dei re. Più di Erode, più dei Cesari. Più di Davide…». Ci sono mugnai alla macina, un accampamento di arcieri, tintori che mischiano colori, e canestrai, e pastori semi addormentati, e nobili e giudici. E c’è nell’aria qualcosa di incombente. Come qualcosa che debba accadere. Un altro lettore: «Ciò che Israele attendeva, da sempre. Perché Israele è da secoli che attende il riscatto. Riscatto mondano, riscatto spirituale. Terra, armi, potere, autonomia, sovranità. Un riscatto, insomma. Di più… non so». Il cammino continua, sala su sala, i lettori narrano. Sino ad una grotta, spoglia, e ad una famiglia con un piccolo nato da poco. La voce: «Scendono lacrime. Di gioia incredula. La promessa mantenuta. Un piccolo corpo.Vivo. Carne del mondo. Di un altro mondo». Il cielo ha raggiunto la terra…

Nelle Cisterne romane di Fermo, grazie alla Cavalcata dell’Assunta, rivivrà il 28 e 29 dicembre l’evento che mutò il tempo e la storia.

Adolfo Leoni, Il Resto del Carlino, Domenica 22 dicembre 2019

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