L’arte di Patrizio Moscardelli

Un personaggio eclettico. Con una spinta interiore fortissima. Voglia di fare, voglia di essere. Lo chiamano maestro. Nel senso più nobile del termine: come sostantivo, colui che insegna; come aggettivo, colui che denota rara destrezza. Versatile nella manualità, geniale nell’estro.

Ho conosciuto Patrizio Moscardelli (60 anni) a San Benedetto del Tronto (lui è di San Savino di Ripatransone). S’era lì, a Radio Azzurra, per premiare l’albero più bello, il più originale, quello che addizionava tradizione e innovazione. Eravamo tre in giuria: il sottoscritto, Alessandro Roccasecca, direttore del Centro Commerciale (gruppo Gabrielli) e il maestro. Patrizio ha colto subito gli elementi dell’albero, ne ha letto con profondità le caratteristiche. Mi ha stupito. Al momento delle presentazioni ci ha donato un albero di Natale coloratissimo costruito su un cartoncino con una serie di minuscole pietre.

Patrizio Moscardelli

Moscardelli lavora la materia. Difficile inquadrarlo in un ambito: è pittore, scultore, manipolatore di oggetti, creativo, un po’ futurista, un po’ tradizionalista, sicuramente ingegnoso recuperatore. Artista a tutto tondo, mai fermo, sempre curioso. Di quella curiosità che cerca di trasmettere ai giovanissimi. A fine gennaio sarà a Fermo, in una scuola, per insegnare ai bambini l’uso delle mani e dei materiali nella costruzione di cose. Ancora non lo conoscevo quando a Comunanza, due mesi fa, in una sorta di centro accoglienza, ero stato attratto da una serie di oggetti realizzati dagli utenti. Erano dei suoi allievi che il 12 gennaio, proprio a Comunanza, saranno i protagonisti di uno spettacolo. Moscardini lo potete trovare anche a Force, impegnato nel Progetto Salute a veicolare il suo saper fare a persone che vanno dai 30 ai 70 anni. Ma ancora più lo troverete impegnato da marzo in poi nel grande giardino di casa sua, dove i bambini degli asili e delle elementari di tutto il circondario: da Ripatransone ad Ascoli, da Castignano a Grottammare, arrivano, visitano il parco, mettono mano alla matita, disegnano su carta e poi, armati di pennello, ripropongono il tutto su tela, cimentandosi anche con resina e sabbia. In un anno ne sono arrivati seicento. Lo si può incontrare anche nella bottega di cornici e quadri di San Savino.

Tornando al Patrizio pittore, lui dice di esserlo «già dall’asilo». Impossibile per il numero riportare le mostre allestite: da Hong Kong a Roma, da Padova a Grottammare a Milano. I suoi temi cambiano. Può passare da “Il Vino incontra l’Arte” del Vinitaly, al “Caro Giorgio Gaber” di Milano, dall’ “Arte in Cravatta” di Verona alla mostra di arte sacra “Le radici cristiane nella spiritualità europea” di Fermo. A Verona per “Cammino divino”, ha presentato scarpe dipinte, mentre alla fiera CIBUS di Roma si è esibito nella pittura con pasta e vino. Difficile incasellarlo!

Se è vero, come è vero, che disegnava già all’asilo, è anche vero che il primo mestiere è stato quello del cuoco (ancora oggi non disegna il mangiare e il bere). D’altronde, dopo aver frequentato le medie ad Acquaviva Picena avendo come insegnante padre Raimondo, indimenticato agostiniano di Fermo, Patrizio ha seguito i corsi dell’Istituto alberghiero di Rimini per poi spostarsi poi a Bologna. «Dieci anni di cuoco – racconta – in trattorie e ristoranti conosciuti: da Dante, da Luciano, la Tavernetta…». Cucinava e dipingeva. Poi il matrimonio con Rosa e il ritorno nelle Marche. Per continuare a stupirci. In altro modo.

Adolfo Leoni, Il Resto del Carlino, Sabato 28 dicembre 2019

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