Artigiani Veri. Caterina, l’artigiana tecnologica

Artigianato tecnologico! Lo chiamano così e «l’Italia – ha scritto il Sole 24 Ore – potrebbe essere un laboratorio interessante per elaborare scenari originali. Nel nostro paese le nuove tecnologie della manifattura digitale, dal robot alla stampante 3D, stanno conoscendo un certo successo presso un plotone di piccole e medie imprese che già oggi li utilizza in modo consapevole». Piccole e medie imprese ma anche singoli. Singoli artigiani. Come Caterina Giacobbi, artigiana tecnologica.

Caterina Giacobbi

Il suo negozio-bottega si trova a Fermo in Corso Cefalonia. La vetrina è ben colorata, attraente. C’è di tutto in bella mostra. Nome dell’impresa: Chi-Art. Perché questo nome? Caterina Giacobbi ha 31 anni, sorride ed è estremamente positiva. Spiega: «Da piccola mi chiamavano Chia, Chiara, chissà perché, ed io ho lasciato quell’abbreviativo». Cosa fa la nostra artigiana tecnologica? Fa stampe personalizzate. Volete scrivere sulla vostra maglietta: «Io sono uno che non se la beve»? Lei prende una t shirt, magari con la vostra foto o con quella di Giuseppe Prezzolini che ha lanciato il motto, e la imprime con l’ironica frase. Ma così vale anche per i biglietti da visita, bomboniere, boccali da birra e bicchieri da cognac, cover, orologi, puzzle, e decine di altri oggetti. Personalizzazioni, dunque, di tutto il possibile: da una frase – come si diceva – ad un panorama, foto, schizzo.

Facile dirsi. Un po’ meno a farsi. Caterina unisce l’uso grafico dei mezzi alla manualità acquisita da autodidatta negli anni. Le chiedo i tipi di stampa e mi risponde che sono tre: la stampa diretta con UV («i raggi ultravioletti di lampade dedicate asciugano completamente e quasi istantaneamente l’inchiostro stampato attraverso delle testine di stampa piezoelettriche»); la stampa sublimatica («la trasformazione che gli inchiostri subiscono quando, venendo a contatto col calore, si trasformano in gas e si uniscono in maniera stabile alle superfici»); infine, quella con applicazione a caldo. «È un bel lavoro,» dice «che mi consente di incontrare tanta gente, di dare consigli e suggerimenti». La Chi-Art è nata nel 2013. Caterina aveva capito che poteva funzionare così ha scommesso, aprendo insieme ad un socio, che ora non c’è più, il negozio bottega di Corso Cefalonia.

Il suo percorso di studi non è stato però quello dell’artigiano. La sua strada era tutt’altra. Nata a Fermo, dopo il liceo linguistico s’è iscritta ad Arezzo, presso la facoltà di Musica e Spettacolo, distaccamento dell’università di Siena. Non contenta, ha pure seguito, a Bologna, i corsi per Truccatori. Poi, nel 2011, il ritorno a Fermo. Vari lavori in libreria e successivamente la scelta di aprire una cosa propria: da imprenditrice di se stessa. Ad aiutare questa scelta c’è stato anche il bando comunale a sostegno delle attività artigiane nel centro storico del capoluogo di provincia. Lavorando oggi da sola, deve dividersi tra il retro bottega dei computer e il banco dove rispondere alla clientela. Clientela che negli anni è aumentata. Però la passione per teatro, musica e spettacolo è rimasta. Così quest’anno sarà una delle maschere al teatro dell’Aquila. Per il futuro sta pensando ad un sito per la vendita dei suoi prodotti on-line. E, probabilmente, lo slogan sarà lo stesso del negozio: Personalizziamo il tuo mondo! Buona fortuna.

Adolfo Leoni, Il Resto del Carlino, giovedì 9 gennaio 2020

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