Le Botteghe. La Cuccagna abita qui

Non è il Paese dei Balocchi di Pinocchio, ma una vera cuccagna lo è sì. Tanto che ne prende il nome: La Bottega della Cuccagna, zona Piazzetta, Fermo. Una vetrofania appiccicata alla porta d’ingresso recita: Accademia Italiana Diffusione Colesterolo. Una frase politicamente e sanitariamente scorretta ma… divertente e… invitante. Dentro: ogni ben di Dio, la cuccagna cioè.

La Bottega presenta i migliori prodotti alimentari dei migliori produttori del territorio. Le Marche Sud sono privilegiate e l’area dei Sibillini, marchigiana e umbra, lo è ancora di più. C’è la signora Lucrezia Barile al bancone. Non le manca la favella per presentare il più buono del buono. Titolari sono Cinzia Marziali e Angelo Tuccini. Angelo è un tipo scherzoso. Oltre all’Accademia, s’è inventato, nell’altra bottega di Amandola, i corsi per vegani, tra salsicce e prosciutti. Ma vittima d’uno scherzo degli amici è stato anche lui. Hanno fotografato un suino con gli occhiali scrivendo sotto, e in dialetto, Angelo da fricu.

La signora Lucrezia

Ma venendo alle cose serie, sul tino, al centro del locale, campeggia l’Amaro Sibilla. Non è che tutti i negozi di alimentari lo tengano. E pure l’azienda Varnelli è diventata il simbolo della nostra regione: non c’è Picchio che tenga. La sfida di Angelo e di Cinzia è stata quella di puntare decisamente sul chilometro ravvicinato e costruire una sorta di casa del gusto, vetrina di quanto di meglio ci sia intorno a noi. Il locale di Fermo non è grande. Gli scaffali però sono zeppi. Dalla Sibilla, di qua e di là, scendono le visciole, il bergamotto bio, le more, il sambuco, il ribes, le prugne e la rosa canina. Sono confetture realizzate a Norcia che ben si sposano con quelle della Valdaso, de La Golosa in primis. Il pane, oltre che da un forno fermano, arriva tre volte la settimana direttamente da Montemonaco. Lievito madre e macinatura a pietra sono le caratteristiche. Da Caldarola giungono i «biscotti al latte del nonno». Da Massignano le crostate. Se guardo il miele perdo il conto dei tipi. «Sono quattordici» precisa Lucrezia che ha lo stesso nome di un vino famoso. Dal miele al cardo a quello ai girasoli, dalla sulla all’arancio. Le Gallette di canapa o grano saraceno procedono da Staffolo. Il Caffè d’Orzo (ma anche la pasta) cala da Smerillo, dall’azienda del sindaco Vallesi. Altre paste giungono da Petritoli o sono di produzione diretta de La Bottega di Angelo e Cinzia. La farina di polenta è da Ortezzano, mentre i formaggi sono made in Montemonaco, Colfiorito e Fermo. Gran varietà quella dei vini allineati nella parete verso strada.

Su recipienti di legno, un tempo per trasporto delle uve raccolte, sono adagiati i ceci, i fagioli occhi di tigre, la mestecanza e la roveglia. Cosa piace a Lucrezia? Il contatto con la clientela. Il dialogo. A volte la Bottega diventa, la mattina, il «salotto delle casalinghe». Dove dare e chiedere consiglio per i pasti. Lucrezia, un po’ deboluccia in fatto di baccalà, s’è studiata alcuni libri. Ora ne sa più di un’esperta. Miracoli de La Cuccagna.

Adolfo Leoni, Il Resto del Carlino, venerdì 10 gennaio 2020

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