Minori… per modo di dire. Le poesie di Morena

Alta, snella, capelli castano-chiari, occhi verdi, laureata in lingue, potenzialmente insegnante di inglese e francese. E, invece… poetessa. Così è stata definita e scoperta Morena Bassi da Giovanni Zamponi, uno dei migliori cento poeti italiani del Novecento. L’avevo incontrata in circostanze fortuite, davanti a una scuola. Io, che aspettavo le nipoti, lei, che attendeva suo figlio. Leggeva. Non scorreva il cellulare come i tanti che ingannano il tempo. Leggeva un libro, un romanzo americano. Due chiacchiere e scopro che è una gran viaggiatrice, «non turista»: dal Gran Canyon Usa all’Alaska. In territori sperduti, solitari, dove le strade sono appena transitabili e le auto poche. Poi, un pomeriggio al Caffè Belli di Fermo, e l’arrivo di Giovanni entusiasta: «Ho scoperto una poetessa qui da noi». Curiosità e approfondimento mi muovono.

Morena Bassi

La cerco, ci vediamo. «È di notte che tutto può accadere quando i sogni giocano a Poker con la sorte!». Mi soffermo su questa sua frase pubblicata su fb. La notte che abbraccia, il silenzio che incombe. «Cerco la solitudine e cerco il silenzio» mi dice. «Cerco la bellezza e un rapporto con me stessa legato alla totalità delle cose» Da sempre? Morena si sta interrogando sulla sua vita, sul suo valore, sulla «strada» che sta percorrendo. Che sia stata una bambina profonda lo rivelava già alle elementari. Poi, due anni fa, la svolta, coincidente con il viaggio sino al Circolo Polare artico. «Quegli spazi immensi sono penetrati in me, e ho iniziato a rivedere la mia vita». Così li ha descritti: «Senza parole tu mi lasci, terra desolata e spietata, terra di miti e leggende, terra di fuoco e di ghiaccio, culla di civiltà in cammino per la libertà, tu sei fatta per i cercatori di verità, per i duri di cuore che si sciolgono nella tua contemplazione, per gli adulatori dell’imperfetta bellezza che ti rappresenta, sei sogno, perdizione, Infinito. Terra di non ritorno». Nel cassetto della sua camera sono stipate 60 poesie. Sono brevi. Sono intime, vanno al fondo. Vanno al cuore dell’esistenza. Alcune le ha scritte in rima. A mio giudizio le migliori sono le altre. Diventeranno un libro, a breve. Il titolo c’è già: Rosa selvaggia. Come la poesia: «Rosa selvaggia sola e fiera resisti al vento che ti vuol portare via. La tua legge è una forza oscura che combatte la paura. Sei leggera come seta ma profonda ed incompresa. Sei libera di guardare senza giudicare, sei bellezza nascosta ma a te poca importa, perché la purezza ti ha donato la grandezza». Versi dedicati a donne fragili eppure forti. Forse, la sua immagine riflessa. Morena, che abita a Fermo con il marito Fabrizio Postacchini e i figli Ludovica e Riccardo, odia ipocrisia e conformismo. Le propongo un detto: nasciamo originali, diventiamo fotocopie. Le piace, lo condivide. Ama la parola e le ha riservato alcuni versi dedicandoli al suo mentore Zamponi. In questo periodo, dopo passeggiate in solitaria al mare e, quando può, in montagna, dopo la palestra (4 volte la settimana), dopo l’ascolto della Garage music, musica elettronica, o, insieme a tutto questo, legge tre libri: The Antiquary, In The South Seas, The History of Henry Hesmond. Tutti insieme? «Ma no: uno al mattino, uno al pomeriggio e uno alla sera». Come le pasticche del medico? Sorride. Rivela che non può restare senza libri, deve sempre averne una scorta sul comodino. Dove andrà l’estate prossima? Alla ricerca dell’orso bianco nella baia di Hudson, con un nuovo quaderno di appunti. Ogni viaggio uno di colore diverso. Tutto pronto? «Abbastanza. Ma è l’imprevisto che cerco». Lo scriveva anche Montale: «Un imprevisto è la sola speranza».

Adolfo Leoni, Il Resto del Carlino, sabato 1 febbraio 2020

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