Le Idee degli Altri. Allenare i giovani alla complessità del mondo e a lavorare insieme. Parola di Emanuele Frontoni

Emanuele Frontoni è Professore di Computer Visione e Deep Learning presso il Dipartimento di Ingegneria dell’Informazione dell’Università Politecnica delle Marche. Sino a qualche giorno fa è stato immerso nel BIGDAT2020, «una intensa settimana di lezioni e di incontri» svoltisi presso l’Aula Magna della sua Facoltà. Ancona s’è trasformata per cinque giorni nella sede della più importante scuola al mondo sui temi dei Big Data e dell’Intelligenza Artificiale. Ha attirato nelle Marche numerosi universitari esteri e relatori di calibro internazionale, tra cui Charles Elkan, Wil van der Aalst e Jiawei Han. L’organizzazione è stata curata dallo stesso Frontoni e dal prof. Domenico Ursino per l’Università Politecnica delle Marche, e da Flavio Tonetto in rappresentanza del mondo industriale, insieme con i fondatori dell’iniziativa: Carlos Martin Vide e David Silva.

Frontoni ha tenuto a raccontarlo come esempio di forza attrattiva della nostra regione. Si può fare, insomma! Così come – sottolinea – si sta facendo, ormai da cinque anni nel sud Marche (Fermano e Maceratese) con l’International Student Competition nata dalla collaborazione tra Università di Macerata, Politecnica delle Marche e Laboratorio Piceno della Dieta mediterranea. Esempi che mostrano come il mondo risponda alle chiamate interessanti ma come necessiti, a monte, uno spirito di collaborazione!, ripete più volte. Perché il grandissimo problema marchigiano, specie della fascia sud, è ancora l’individualismo. «Un male cronico. Si fa – precisa – una grandissima fatica a lavorare insieme». Ma qualcosa può cambiare, intervenendo sulla mentalità dei giovani, sulla loro cultura. «Occorre allenarli a fare cose insieme e occorre responsabilizzarli». Per il docente è determinante che i giovani facciano esperienza in giro per il pianeta. Il metodo Erasmus è eccezionale. «Andando in altri paesi, conoscendo altri modi di vita, si torna meno individualisti».

Poi, un suggerimento alla classe politica: «Debbono valorizzare coloro che fanno, creano, costruiscono, al di là di ogni schieramento o parte. Valorizzare il tanto di buono che c’è nella nostra terra, e che cresce. Sono esempi da mostrare». Si continua a guardare ad una monocultura quando esempi forti arrivano da altri settori. Frontoni cita diverse imprese marchigiane, come la Sigma, la Alley Informatica, la Nuova Simonelli.

Un altro invito: «Far capire ai ragazzi che il mondo è complesso, che occorre faticare, approfondire. Non è un click e tutto si risolve». E ancora, un messaggio trasversale a giovani, imprenditori, scuole, politici: «Occorre vedersi e concepirsi come tessere di un puzzle». Frontoni non risparmia qualche critica alla logica dei bandi pubblici che sono perfetti nelle regole, con algoritmi ineccepibili nelle selezioni, ma a volte sono staccati dalla realtà vera. L’astraggono.

Un richiamo è anche a non aver paura della tecnologia che, usata bene, è un grande aiuto per l’umanità. Un caso: i neonati monitorati tramite l’intelligenza artificiale, quella culla particolare ideata da un gruppo di ricercatori marchigiani, quattro dei quali proprio dell’Università Politecnica.

In chiusura, Frontoni riassume i passi che occorrerebbe fare: maggiori investimenti in cultura, educazione ad uno sguardo positivo sul mondo e sua conoscenza, un maggior numero di laureati. «La percentuale è troppo bassa». C’è da fare tanto!

Adolfo Leoni, Mercoledì 5 febbraio 2020

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