Minori per modo di dire. La morte, il gelo. La memoria. In ricordo di mons. Franceschetti

Quindici anni dalla morte. Era il 4 febbraio del 2005. Un venerdì terribile. Di freddo e di neve. Una telefonata intorno alla mezzanotte: «Mons. Gennaro Franceschetti è morto». La voce è rotta dalla tristezza. Ci si alza veloci. Un gelo, fuori. E pure in piazza del Popolo è un ribollire di persone. È bastato un attimo: l’arcivescovo di Fermo non ce l’ha fatta. Era nell’aria. Lui lo sapeva. Aveva benedetto tutti dalla sua camera di morente. Tutti quelli – una processione continua – che avevano salito le scale dell’episcopio. Una parola per ognuno.

Gennaro Franceschetti era nato a Proaglio d’Iseo, in provincia di Brescia, il 14 giugno del 1935. Ordinato sacerdote il 17 aprile del 1960, entrava nella sede arcivescovile di Fermo il 21 aprile del 1997 accolto da grande folla e ricevuto sul sagrato del Duomo dal suo predecessore mons. Cleto Bellucci. Avevo seguito come cronista la sua venuta. La mattina del 21 aveva celebrato messa nella Santa Casa di Loreto. Poi, il primo atto nella sua diocesi: la visita ai degenti nell’Istituto di Riabilitazione Santo Stefano di Porto Potenza Picena. Quando, in una intervista per TV2000 insieme a Giuseppe Soffiantini che lui aveva contribuito a liberare dopo il sequestro, gli chiesi il perché, rispose che aveva saputo di questo «centro di soccorso alle famiglie che hanno disabili, soprattutto giovani disabilitati da incidenti anche molto gravi». Un’attenzione ai più fragili.

Mons. Gennaio Franceschetti

Il mattino di martedì 4 febbraio scorso, giorno della ricorrenza, nella cripta della Cattedrale di Fermo, un drappello di persone ha assistito alla messa celebrata da don Emilio Rocchi. L’omelia è stata particolare. Nessuna predica dal sacerdote, accenni di ricordi, invece, da parte dei presenti. È riemerso così il sacerdote, l’amico, l’uomo. Ci sarebbero tanti episodi da raccontare. La breve storia di mons. Franceschetti nella diocesi s’intreccia con i momenti particolari di Fermo. Come la nascita della Provincia. Fu lui a sollecitare un incontro al Collegio Capranica di Roma tra i promotori del nuovo ente e alcuni parlamentari, all’inizio contrari, tra cui l’on. Giulio Andreotti. Forse si decise quel 21 gennaio, festa di sant’Agnese, le sorti del nostro capoluogo. Uomo di cultura, auspicò che la nascente iniziativa del Comune e del poeta Antonio Santori, denominata Europe, superasse i confini nazionali, creando legami con personaggi anche di altre religioni. Volle il rafforzamento del liceo classico Paolo VI di Fermo convinto che parlare con i giovani fosse vitale. Sostenne Radio Fermo Uno nel suo sviluppo anche televisivo e nel campo del web, e fu all’origine della rinascita della rivista La Voce delle Marche. Essenziale la comunicazione, ripeteva.

Attento agli umili, mons. Franceschetti si recava spesso a visitare le famiglie più problematiche. Tra le diverse opere di carità, fece crescere una casa alla Girola di Fermo per accogliere pre-adolescenti e adolescenti in situazioni di grave disagio. Uomo di grande fede, devotissimo alla Madonna, recitava il rosario camminando silenziosamente in fondo alla Cattedrale durante il Mese di Maggio. Restituì alla città la bellezza del Duomo e aprì il Museo diocesano.

Il palazzo episcopale era frequentato dai sindaci di ogni colore, per un consiglio; dagli studenti, per un incontro; dalle famiglie, per una benedizione; dai non credenti, per un confronto. Tutti.

Quando la salma risalì il colle Sabulo per essere esposta nella «Chiesa madre», in quella notte gelida si formò una processione incredibile. E quando il coro intonò il canto da lui, montanaro, più amato: «Dio del cielo, Signore delle cime, un nostro amico hai chiesto alla montagna…», nessuno riuscì a trattenere le lacrime.

Adolfo Leoni, Il Resto del Carlino, Sabato 8 febbraio 2020

Una risposta a "Minori per modo di dire. La morte, il gelo. La memoria. In ricordo di mons. Franceschetti"

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  1. Radio Fermo, La Voce delle Marche, anche il Liceo….verrebbe voglia di fare qualche commento di ben altro tenore ma con Monsignor Gennaro no, non puoi. Non puoi accostare il Suo ricordo ed il Suo esempio a qualche battuta che vorrebbe essere un po’ “sindita” e potrebbe diventare polemica (irrispettosa mai, ma un po’ pepata … eh.. questo si). Dove sta adesso Monsignore – insieme a tanta gente che ho conosciuto ed avuto vicino, capendolo meglio solo dopo che non c’ erano piu’…. Giuliana, Marzio, anche mamma e papa’ miei…perchè no, anche Quinto Antinori, che di sicuro il Duomo non lo bazzicava ma che parlava con gran rispetto di Monsignore….dove sta oggi Lui ci da’ una occhiata, ci sorride – cordiale e sincero come solo le persone serie sanno sorridere – e ogni tanto ci benedice e prega per noi. Aiutaci Monsignore, Benedici tutti noi.

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