Civile Società. Quella banda che insegna a stare insieme e a riflettere sulla storia

Dovevano essere in settanta. Ma non c’era posto per tutti al teatro comunale di Servigliano. Così, venticinque sono stati posizionati sotto, all’inizio della platea, e quindici sopra, sul palcoscenico. Si è rimediato quasi dimezzando l’organico. Nessuna conseguenza per il concerto, però: tutto è andato al meglio. L’esibizione della Banda giovanile interprovinciale delle Marche ha soddisfatto. Gran pienone di spettatori. Sabato 15 febbraio, posti a sedere e posti in piedi, per il pubblico, erano esauriti.

La sala gremita del teatro di Servigliano

La cronaca potrebbe finire qui. Magari aggiungendo che l’iniziativa era stata presa in collaborazione tra Comune di Servigliano, Pro Loco e Casa della Memoria. Invece, va colto un aspetto che lega musica, riflessione storica, sguardo sul futuro e, soprattutto, risposta all’emergenza educativa. Quattro punti che si addizionano nel tempo in una esperienza che ha dell’originale nella nostra regione e forse anche in Italia. La Banda interprovinciale delle Marche giovanile lo è sul serio. Tra i settanta componenti, 68 sono adolescenti e pre-adolescenti. La loro età varia dai 12 ai 17-18 anni. Tre adulti, anch’essi strumentisti, fanno da traino, come possibilità ed esigenza di un rapporto tra generazioni diverse. La formazione è guidata da due maestri: Lelio Leoni e Mauro Stizza. Entrambi diplomati in Conservatorio, entrambi trombettisti e con un ampio bagaglio di esperienze maturate in bande musicali, orchestre e gruppi più ristretti. I due insegnanti si sono tuffati nell’impresa che inizialmente ha legato Montegiorgio a Monte San Giusto per poi estendersi ad altri giovani di comuni limitrofi.

Mettere insieme settanta ragazzi, farli conoscere, farli suonare, trovare le partiture giuste, presentarli nelle piazza e negli auditorium italiani e stranieri: Ungheria, Bielorussia, ecc., farli divertire con vacanze comuni e contemporaneamente impegnare, non è semplice. Non lo sarebbe se l’unico scopo fosse quello di dare solo spettacolo. Invece, c’è molto d’altro.

Oggi, l’allarme più ricorrente nel campo scolastico, familiare, religioso, psicologico, è: emergenza educativa e problematicità adolescenziale. Si fanno numerosi convegni e si scrive ancora di più. Ma quello che necessità sono opere e fatti. E quello di cui sto scrivendo ne è uno, ed importante. La musica è un vettore incredibile, suonare insieme è sinfonia, è ricostruire comunità.

Se poi aggiungete momenti di riflessione come quello di Servigliano, riguardante la prima guerra mondiale, dal testo titolato Mai Più, si comprende come i ragazzi abbiano ascoltato e recepito concetti quali libertà, pace, solidarietà, rispetto, non solo dalle parole recitate ma anche dai brani musicali da essi interpretati.

A Servigliano, ha ricordato nell’introduzione il direttore scientifico della Casa della Memoria Paolo Giunta La Spada, proprio nel corso della Prima Guerra mondiale, venne costruito un medio campo di detenzione per i “nemici” austro-ungarici. Aggiungendo poi, nell’affresco storico-politico proposto, come c’è bisogno di tener fede a quegli ideali che, forse, troppo si danno per scontati ed acquisiti una volta per sempre.

Il testo raccontava di Redipuglia, dell’immenso sacrario bianco, delle date di nascita dei ragazzi morti al fronte: 18, 19, 20 anni. Poco più grandi dei giovani strumentisti in sala. Più che un monito è stata la proposta di una nuova coscienza.

Adolfo Leoni, Il Resto del Carlino, Mercoledì 4 marzo 2020

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