Artigiani Veri. Gli alambicchi di Zeppa

Fermo. La via è quella dell’ex ristorante Mario. Il civico 38 è quasi introvabile. Quasi… Perché un battere di martello riporta sulla strada giusta. Seguo il ritmo e trovo una bottega colma di oggetti. Quella di Fabio Zeppa. Lui, 55 anni, è insegnante al Liceo Artistico di Fermo. Laboratori, progetti di gioielli, designer: i suoi insegnamenti. Occhi azzurri, barbetta bianca, polsi da maniscalco. Sgabello basso e martelletto in legno, si sta adoperando intorno ad un futuro recipiente. Zeppa, laureato all’Accademia delle Belle arti, è scultore. Però il rame è la sua passione (e il suo passatempo). Passione che gli si rinforzò dopo aver frequentato Force, patria dei ramai, e il laboratorio di uno dei maestri migliori: Pietro Coccetti, oggi ultraottantenne.

Fabio Zeppa con l’incudine a terra

Il locale è piccolo, ma si respira l’atmosfera delle botteghe medievali e rinascimentali, dove il lavoro non si spiegava: si mostrava. Così non occorre fargli troppe domande. Le risposte ce le ha già pronte. Più che parole presenta i suoi prodotti. In questi giorni sta correggendo e modificando un distillatore di mistrà: contenitore a pancia grossa, cipolla in cima, tubicino da alambicco, contenitore più basso con serpentina all’interno…

Lavoro paziente, di grande attenzione, usando le mani e, incredibilmente, anche le gambe. Il prof. cambia posizione. Si siede e le arrotola intorno ad una incudine a terra: una base rotonda e un gambo verticale che finisce con una sorta di bulbo più o meno arrotondato. Ce ne sono tre a disposizione con la sommità via via più piatta. Sul bulbo infila una lastra di rame arrotondata, resa morbida dal fuoco, su cui batte e ribatte per «tirarla», come si dice in gergo, e darle una forma. Se l’oggetto da realizzare è più grande, si cambia, si userà il «cavallo», che è un’incudine come la conosciamo tutti, ma con una «lingua» molto allungata dove infilare le cose. E quali cose? Il prof. Fabio ha realizzato di tutto. Me le mostra sfilandole da mensole poste in alto: bacinelle per acqua, brocchette, pentole, vasi, porta ombrelli, bilance, e via di questo passo. Prende una piccola caffettiera, me la gira davanti agli occhi, e dice: «Questa è stata una sfida con me stesso». Lavorare il minuscolo, le sue rifiniture, non è certo semplice. Lo capiscono anche i profani come me. Però il pezzo che più l’ha soddisfatto è una brocca, sempre in rame, come quelle che le donne 70 anni fa portavano in testa con l’acqua dentro (o il vino). La forma è tradizionale «ma il piede è di derivazione toscana». Un innesto cioè. E ben riuscito.

sdr

Una caratteristica del nostro prof. è l’innovazione nella tradizione. D’altronde, tradizione è moto in avanti. Una parete è piena di martelli: da piccolissimi a medi a grandi, di legno e di ferro. Ora, Zeppa mi mostra come addolcire il rame. Prende una lastra, le dà una prima arrotondata, la mette su un attrezzo girevole di sua costruzione. Armato di cannello del gas, arroventa il materiale che gira. Il rame diventa arancio, quindi scuro, pronto per essere addomesticato. C’è un piccolo altoforno lì vicino. Serve per fondere i metalli. Mi spiega una tecnica antichissima di lavorazione mostrandomi una scatola di pece con due piccole placche d’ottone che rappresentano Ermes e l’Ancella della Primavera del Botticelli. Stupendo!

Gli affibbio un titolo: Creatore di forme! Annuisce: «È la mia libertà»

Adolfo Leoni, Il Resto del Carlino, Giovedì 5 marzo 2020

2 risposte a "Artigiani Veri. Gli alambicchi di Zeppa"

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  1. Molto interessante , potrei portare gli studenti a visitarlo quando affronteremo il capitolo dei materiali metallici

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