Le Botteghe. Le tante etichette de Il Mosto antico

Fermo, viale Trento Nunzi. Dove il bello e il buono si addizionano. E dove il bello è una enoteca ricavata dentro le medievali mura cittadine, e il buono è tutto quanto in essa è contenuto. Sto parlando del Mosto antico, un locale che vale la pena anche solo di visitare. Rosella Falcioni ne è la titolare. Il sorriso non manca mai. Buon biglietto da visita per clientele variopinte d’età e di gusti.

Apertura nel 1997. Insieme a Rosella c’è suo marito Fabrizio Splendiani che dà una mano nei ritagli di tempo. Entrambi sono appassionati di vino, buona cucina e buone abitudini alimentari.

L’interno dell’Enoteca

Anche le rispettive famiglie d’origine hanno a che fare con viticoltura, vigne e campi.

L’idea iniziale era quella di aprire un punto vendita di vino sfuso. Magari con qualche cantina, non troppe però. A Fermo, un negozio del genere mancava, contrariamente ad Ascoli Piceno da dove Rosella proviene. I tempi sembravano giusti. I vini marchigiani iniziavano a farsi conoscere. La richiesta c’era. La scommessa non era del tutto aleatoria. Dunque, si parte. L’inizio è con una sola cantina, quella dei Colli Ripani di Ripatransone. La risposta non si fa attendere. E, come sempre, si fa un altro passo. Altre cantine, altre proposte. Allo sfuso si aggiunge la bottiglia. Arrivano le cantine Belisario di Matelica, San Filippo di Offida, Ciù Ciù sempre di Offida.

Oggi le etichette presenti al Mosto antico sono numerose. «La cultura del vino è cresciuta di molto. È aumentata la ricerca» fa notare la titolare «e anche per il vino sfuso si va a caccia di qualità».

I titolari

Senza dire poi del biologico la cui vendita è raddoppiata. I giovani sono i più curiosi, «vengono, chiedono, si informano». C’è poi la moda. Eh sì, opera anche in questo campo. «C’è stata tempo fa una impennata per Passerina e Pecorino, mentre il Rosso Conero andava giù. Prima ancora i gusti si orientavano verso il Verdicchio, Greco di tufo, poi verso il Falerio. Attualmente c’è richiesta nuovamente di Verdicchio». Le spiegazioni sono diverse, vanno dalle degustazioni in cantina e ristorante agli articoli sui giornali.

Come è andata la vendita in questi ultimi anni? «Per quanto riguarda il vino sfuso – spiega Rosella – la vendita è continua. Per le bottiglie importanti bisogna attendere le festività tradizionali: Natale, Pasqua, o altri avvenimenti significativi». Il vino più costoso del Mosto Antico? «Una riserva Amarone».

L’enoteca è andata anche oltre. Accanto ai vini fanno bella mostra i migliori distillati: i vhisky, le grappe e i rum. Anche qui le mode non mancano. «Tempo addietro – spiega la titolare – era il rum a tener banco, oggi stanno tornando in forza le grappe».

Per chiudere il cerchio del buon gusto, il Mosto antico ha aperto gli scaffali anche al settore dolciario, e sempre con attenzione alla qualità. Si va dal cioccolato Venchi, Baratti & Milano, alla cioccolateria MIV di Ostra. E per Pasqua ci si sta già attrezzando con le colombe Fiasconaro. Senza scordare le marmellate di Nonna Maria e il Miele Colibazzi.

Gran gusto, dunque, al Mosto antico.

Adolfo Leoni, Il Resto del Carlino, Venerdì 6 marzo 2020

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