Le Idee degli Altri. Nuove alleanze per il turismo in Terra di Marca. Interviene Carlo Nofri

Idee cercansi: concrete e capaci di risollevare la terra fermana. Carlo Nofri ne ha diverse. Il direttore dell’Istituto universitario san Domenico con sede a Fermo parte dal turismo perché, afferma, è un tema trasversale. «Si dice, e giustamente, che non abbiamo nulla da invidiare a Toscana e Umbria. Però qualche gap esiste e riguarda la nostra cultura turistica». Come se, spiega, si potesse fare di tutta un’erba un fascio. Invece, no! E il problema sta proprio qui, nel capire sino in fondo i diversi turismi. Si fa confusione oggi, dice Nofri, perché non si colgono appieno le diverse anime e le diverse richieste: i target, come si dice in gergo.

Il dr Carlo Nofri

C’è l’escursionista, c’è il camminatore lento, il bucolico, colui che cerca silenzio e riflessione, quello che si muove sulla strada dei vini, del ben mangiare, etc. etc. E poi, denuncia Nofri, occorre una politica seria di in-coming sul come intercettare i vari settori, quali azioni intraprendere senza buttar via soldi, come attivare tour operator efficaci? La riprova di queste mancanze è che «la provincia di Fermo è l’ultima delle Marche per turisti stranieri». E pure gli attrattori ci sono e anche le attrazioni, «ma tali restano – aggiunge Nofri – nell’incapacità di costruire pacchetti adeguati», e diffonderli. «Dobbiamo essere capaci – insiste – nel promuovere nuovi turismi», e qui elenca: il turismo dei ciclisti, il turismo verde (lui dice green), per poi lanciare la proposta di un turismo delle disabilità. L’altro gap da superare è quello delle infrastrutture. «Nelle Marche esistono due hub: il porto di Ancona e l’aeroporto di Falconara che andrebbero collegati ai nostri territori grazie a bus navette e facendo accordi con le compagnie di crociera». C’è poi il turismo culturale. Perugia e Siena hanno due università per stranieri. «Perché, allora, non pensare all’apertura a casa nostra di una università per stranieri che valorizzi le eccellenze italiane e con un focus sul Made in Italy?». Nofri ne dipana alcune di eccellenze: la Dieta mediterranea, l’enograstronomia, l’artigianato, la riviera fermana, Fermo città UNESCO per l’apprendimento, la Sibilla. Senza poi dire di calzature, cappelli e agricoltura. A questo punto però vitale è la creazione di un brand e un co-brand da veicolare nel mondo «dove il turismo è una vera e propria industria». Un’altra necessità è quella di costruire intorno al Distretto turistico del fermano, oggi riconosciuto come altri distretti similari dal decreto Mille proroghe, una presenza di imprenditori e altre forze produttive che si pongano come controparte della politica per un confronto serio su temi importanti. Confronto e non consociativismo. «Necessita – precisa il direttore dell’Istituto san Domenico – una grande alleanza tra settore turistico e settore manifatturiero». C’è preoccupazione, gli chiedo? «Sicuramente. Il nostro istituto prepara traduttori e interpreti soprattutto per il settore turistico e le aziende internazionali. Se la nostra terra non cresce i giovani andranno altrove a lavorare». Come per dire: li abbiamo allevati, fatti studiare, preparati efficacemente e poi li perdiamo. Così ne scapita la comunità intera. Perdiamo intelligenze! C’è bisogno allora di una crescita condivisa. «Non vorrei – conclude Nofri riprendendo un esempio classico – preparare astronauti per Marte dove però non andremo».

Adolfo Leoni, Il Resto del Carlino, Mercoledì, 11 marzo 2020

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