Artigiani Veri. L’atelier di Coco Maison

Il giorno in cui scrivo, l’Italia è stata sprangata da qualche ora. Siamo tutti frastornati. E sospesi! Ora c’è bisogno di un sorriso, di una battuta e di uno sguardo positivo al futuro. Li trovo a Petritoli, superate le tre porte medievali. Un piccolo atelier. Il nome Coco Maison richiama la celebre stilista francese. È lì che lavorano, s’impegnano e s’ingegnano Pamela Barelli e Luigina Fortuna. Due ragazze con la passione per moda e abbigliamento. Pamela è di Petritoli, Luigina di Montottone. Hanno aperto la loro sartoria a febbraio del 2019. Una storia recentissima. Entrambe hanno frequentato l’IPSIA di Fermo, settore moda ovviamente. Ma in anni diversi. Si conoscevano di vista. Poi, Pamela per uno stage scolastico e Luigina perché assunta, si sono ritrovate presso un’azienda di Rapagnano.

Le titolari

Discutendo sull’avvenire, all’unisono si son dette: perché non facciamo qualcosa in proprio, perché non intraprendiamo nel campo che tanto ci piace? Perché no! Ed ecco la decisione di aprire un negozio-laboratorio, un mini atelier. E dove se non in un paese ormai internazionalmente conosciuto? La scelta di Petritoli è stata conseguente. Fino a pochi giorni fa, Pamela e Luigina sono state impegnate con i costumi di carnevale. Ne hanno realizzati diversi. Per il gruppo di Comunanza hanno cucito le maschere degli Animali dello stagno: rane, coccinelle, farfalle; per il gruppo di Altidona hanno preparato gli unicorni, le winx, frozen. In questo periodo Luigina sta preparando i costumi sportivi per una associazione di danza che tiene corsi a Monte Giberto, Ortezzano e Comunanza. Pamela invece imbastisce gli abiti per le cerimonie: comunioni, cresime, sposalizi.

La loro clientela è quasi esclusivamente al femminile. «Per gli uomini, solo riparazioni» precisano scherzandoci su.

Uno degli ambienti della Coco Maison

Le due giovani sarte hanno aperto anche un commercio on line. Funziona. In questo caso sono più che altro accessori per bambini: nastri, fasce, costumi da bagno Il cliente più lontano ha acquistato da Napoli.

La sartoria non è grande: un bilocale con un angolo espositivo e una stanza dove si trovano le dieci macchine per cucire, stirare, far bottini, etc. etc. Quest’anno, per 15 giorni, hanno ospitato una studentessa dell’IPSIA per lo scambio scuola-lavoro.

Ma che facevano da ragazzine Luigina e Pamela? Cucivano abiti per le barbie, attaccavano paillettes. Alla sartoria, e soprattutto al mondo della moda avevano sempre pensato. Luigina, molto brava nel disegno, il primo abito lo ha realizzato per sua madre Maria, in occasione del matrimonio di sua sorella Roberta. Pamela, oltre a realizzare gli abiti per sé, il primo che ha fatto per terzi è stato il vestito da cerimonia di una bidella della sua scuola.

Nel negozio-laboratorio s’affastellano le riviste. Servono per capire dove va il mondo dell’abbigliamento, i gusti, le preferenze. Per quanto riguarda invece le fiere, le nostre due sarte partecipano a quelle di Bologna sui tessuti.

Soddisfazioni? «Già il fatto di gestire una sartoria tutta nostra ci fa felici. Ambiremmo ora a realizzare qualcosa di nuovo». Vi ispirate a Coco Chanel? Altra risata. Ci salutiamo. Ma Pamela si ricorda improvvisamente di una cosa che le fa piacere sottolineare. «Per il Natale a Fermo, abbiamo prodotto il vestito di Willy Wonka de La Fabbrica del Cioccolato». E allora: dolce futuro, ragazze!

Adolfo Leoni, Il Resto del Carlino, Giovedì 12 marzo 2020

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