Minori… per modo di dire. Da Calvino a Guareschi, sino alle mamme che inventano le giornate.

Hanno consigliato a mia nipote di leggere Marcovaldo di Italo Calvino. L’ho tirato fuori dagli scaffali della biblioteca, un po’ impolverato. Bene! Altri libri di racconti mi sono capitati tra mano. Li aggiungerò alla lista delle letture scolastico-casalinghe al tempo del virus sconosciuto e maledetto. Che forse sarà tempo di vincere pigrizie e pregiudizi?

Giovannino Guareschi

Giovannino Guareschi, ad esempio, ed il suo Mondo piccolo, ritratto di un’Italia che stava sparendo dopo la guerra micidiale e fratricida. Ironico quanto vero, pieno di satira quanto rispettoso, Guareschi ha subito una damnatio memoriae per aver abbracciato la parte dell’Italia editorialmente e giornalisticamente soccombente. Fortuna i film che lo ricordano senza rendergli però completa giustizia! Gli scritti, infatti, sono migliori delle immagini. C’è poi Giorgio Torelli con i suoi diari, con la sua prosa immediata apparentemente scarna, profondamente ricca. Giornalista di antico pelo, si lamentava a modo suo di non poter avere un feedback dai suoi lettori. Mancavano i social negli anni Settanta. Ma c’era fiducia. Un giorno, sotto natale, vergò un pezzo dove segnalava di non avere pecorelle per il suo presepe. Gliene arrivarono diverse, per posta, ben impacchettate. I suoi lettori c’erano e s’erano fatti sentire…

Potrei continuare con questi Minori… per modo di dire. Altri però ce ne sono, che non scrivono e di cui non si scrive. Come quella giovane signora bionda che, in tempo di forzosi restringimenti, pascola due bambini. I forse gemelli scorrazzano felici sull’ampio parcheggio deserto e spettrale del Super8 a Campiglione di Fermo. Sola la mamma, soli loro. Nessun altro in giro. Né uomo né macchina, io distante. Biciclettare e sopravvivere al tempo del Covid-19.

Come un’altra mamma, reclusa in casa in un paese della costa preso d’assalto da gente del nord che lì possiede appartamenti da vacanze. Lei, insieme alla figlia più grande, canticchia una canzoncina. La neonata che le è in braccio ascolta attentamente. Quindi, ad occhi spalancati e stupiti, inizia a muovere le manine cercando di articolar suoni con la bocca. Certo che non si può andare avanti per la giornata intera, ma per una buona mezz’ora sì.

Come la dirigente di un importante ufficio pubblico, che ha la tosse. E preferisce non recarsi in ufficio per precauzione. Che fare allora per ingannar tempo e non sprecarlo? Assecondare le passioni proprie. Prima tra tutte la cucina. Ed ecco apparire torte, focacce e pizze. Come quel professionista che… in studio non si può. Ed allora ridipinge la staccionata della sua casa e quella del vicino… con debito distacco.

Come quei netturbini – chiamati operatori ecologici della fredda e inutile burocrazia – che per noi continuano il proprio lavoro in strada, mascherine guanti e scopa. Come quei rappresentanti delle forze dell’ordine che sono lì a proteggerci e non so quanto proteggendo se stessi. Come quei ragazzi dei super mercati, ancora ai banconi e alle casse; come quei muratori ancora arrampicati sulle impalcature. Come quei medici e infermieri in prima linea. Giganti li scopriamo oggi, molto più grandi dei vip da Grande Fratello.

Chiudo tornando a Torelli. Dei giorni della merla, per noi già passati, scrisse: «Sono i più freddi dell’inverno, ma sono sulla strada della primavera». Ne usciremo, e in tutti i sensi.

#guardiamoavanti.

Adolfo Leoni, sabato 14 marzo 2020

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