Artigiani Veri. Quei telai del convento e la scuola prossima futura

Per i telai ci fu rivolta violenta. Vi ricordate il Luddismo in Inghilterra negli ultimi anni del Settecento? I telai meccanici erano considerati minaccia per i lavoratori salariati. Ed io di telai voglio parlarvi oggi: di telai manuali però, di quelli antichi che possono essere, oltre alla qualità del prodotto, un’attrazione turistico-artigiana. Perché di una scuola per apprendisti addetti ai telai si sta parlando proprio in questi mesi nelle Marche. Più esattamente in quelle del sud. Ma partiamo da capo. C’è un convento a Potenza Picena abitato da 15 suore. Appartengono all’Istituto delle Figlie del SS. Redentore e della Beata Vergine dell’Addolorata. Hanno il carisma della povertà e dell’assistenza. In uno studio su di esse, si legge: «Se uno stemma s’alzerà sulla Casa Madre dell’Istituto delle Figlie dell’Addolorata, lo stemma dovrà portare, a grossi caratteri, la parola “Povertà”».

Perché queste «Monachette» hanno sempre lavorato sodo per vivere. E l’impegno maggiore è stato quello dell’impegno ai telai. Ne hanno trenta, ricoverati in due grandi spazi. Risalgono al 1816. Un frate cappuccino del vicino convento, arrivato dal nord, ne apportò alcune modifiche introducendo il sistema Jacguard: la possibilità cioè di eseguire disegni complessi. Da quel tempo sono rimasti tali e quali. Erano venti le monache che tessevano alternandosi alle macchine. Altre consorelle si occupavano dei bachi da seta, del cucito, confezionamento, degli acquisti, delle vendite e dei conti. Un microcosmo aziendale a km 0. Realizzavano biancheria, coperte di seta e damascate, asciugamani, lane: tutto l’occorrente per il corredo delle spose. Sinora ho scritto usando il tempo imperfetto. E pure, quei fantastici telai hanno funzionato sino al 1980. Le monache sono invecchiate, i corredi non s’usano più, la biancheria più andante si acquista on line da produttori industriali a prezzi stracciati. Tutto finito? Non proprio! Nei primi anni Duemila, due ragazze si sono rimesse a quei telai. Ne hanno imparato l’arte. Gliel’hanno spiegata le due ultime suore-telaiste: suor Luisa, ancora oggi vivente, e suor Bartolomea, morta da qualche anno. L’impegno di Paola e della sua collega è durato per qualche tempo. Poi, anch’esse hanno alzato le mani. Ma non definitivamente. La cosa s’è risaputa. Così qualche anno fa è sceso a Potenza Picena Pierluigi Loro Piana. Il noto industriale italiano del tessile ha dimostrato attenzione per quei gioielli. Ancora di più l’attenzione l’ha dimostrata Antonio Perticarini presidente dell’Associazione Spazio Cultura. Quel patrimonio di manualità e di archeologia industriale non può e non deve morire! Da Perugia s’è mossa Marta Brozzetti della celebre scuola tessile. I risultati sono che una scuola si può fare anche a Potenza Picena. Suor Agnese, superiora dell’Istituto, ha detto sì; suor Luisa si sente ancora capace di insegnare; Paola è pronta. Il progetto che poteva partire già a settembre scorso ma è stato rallentato dalla difficoltà a trovare tecnici capaci di rimettere in ordine i vecchi telai (solo quattro sarebbero in grado di operare da subito), è stato ora bloccato dall’epidemia del virus. Intanto, Perticarini ha chiesto a suor Agnese di dare l’assenso anche per la realizzazione in un’ala del convento di una sorta di ostello. L’assenso c’è stato. Insomma, sorgerà una scuola-college per futuri tessitori. Artigiani veri sul serio e da tutto il mondo.

Adolfo Leoni, Il Resto del Carlino, Giovedì 19 marzo 2020

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