Tre donne, tre monasteri, tre Madri. Le monache di clausura al tempo del Corona

Tre Badesse: tre donne «nel mondo ma non del mondo», con tre comunità di cui sono Madri. Quanto il virus ha cambiato il modo di vivere nei monasteri di Santa Vittoria in Matenano, Marnacchia di Amandola e Fermo? Da Santa Vittoria risponde, serena, suor Ida: «Le “sorelle” stanno bene». Sono 13 cui va aggiunta, come ospite temporanea, l’ex badessa di un monastero nigeriano. Ma qualcosa d’importante manca. «Ci manca la santa messa quotidiana e l’incontro domenicale con la gente del luogo che vi partecipava essendo la nostra chiesa l’unica rimasta agibile». Per la comunione, usano la scorta di ostie consacrate. E per il cibo? «Il pane lo facciamo da sole, la verdura è del nostro orto, l’olio del nostro uliveto, nei congelatori conserviamo prodotti, e non sprechiamo nulla». La preghiera continua con le sue cadenze ordinarie, ed anche il lavoro del confezionamento dei camicie e dell’orto. Guai a parlar loro del virus come castigo divino. «Ma non scherziamo! Tutt’al più ciò che sta capitando può essere un richiamo per tutti: religiosi, consacrati, laici». Cioè? «Come una domanda sospesa: cosa conta veramente nella nostra vita? Dove poggia la nostra consistenza?» Se tornasse, cosa direbbe il vostro fondatore san Benedetto? «Ascolta, ascolta, ascolta. Ascolta la situazione storica, i richiami e anche le istituzioni». In questa tragedia dove sta Gesù, dove incontrarlo? «Sopra la tempesta: nelle persone che ci sono accanto, che ci vogliono bene, che ci curano». Una preghiera, suor Ida e le sue donne, la dicono ripetutamente per i medici e gli infermieri.

Madre Ida badessa di Santa Vittoria in Matenano

Suor Scolastica guida la comunità delle nove monache di Amandola trasferitasi da tre anni a Marnacchia, dopo i danni del terremoto. Non ci sono segni del virus. Le suore stanno bene. Anche ad esse però manca la santa messa. Hanno supplito seguendo ogni giorno, in televisione, quella del Papa a Santa Marta. «Che cosa si riscopre in questo periodo di dramma? Si prega di più, o meglio, con maggior convinzione. Ci ha richiamati ad una maggiore fraternità. Crediamo di poter dominare tutto ma non è così. Le famiglie in questi giorni sono più unite. Siamo e saremo più essenziali nella vita. Ne uscirà sicuramente del bene. Il Signore è misericordioso».

Suor Ida al forno del monastero

Madre Maria Cecilia guida le benedettine di Fermo: otto suore locali e quattro venute da San Ginesio dopo il sisma. Hanno dovuto smettere tutti gli incontri programmati con gruppi di fedeli e quelli per il catechismo. «Questo momento può farci bene come comunità. Perché a volte lo stare insieme non è scontato, può essere distratto e disattento». Un particolare significativo: dopo la recente morte del padre, una suora d’origine pugliese è tornata in monastero ed ora vive in quarantena nella sua stanza. «Le siamo tutte vicinissime. Le parliamo attraverso il citofono, preghiamo insieme, le poniamo fiori davanti alla porta insieme al cibo. Siamo più attente le une alle altre». Come se un allarme avesse svegliato tutti. «Speriamo che dopo la tragedia non torneremo a riaddormentarci». Sento che la campana ora suona: è il momento della preghiera, uno dei sette momenti…

Adolfo Leoni, Il Resto del Carlino, Mercoledì 25 marzo 2020

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