Le idee degli altri. Occasione per cambiare mentalità. Il ritorno delle aziende e la ricostruzione dei paesi del sisma. Parla Paolo Rossi.

Ho chiesto a Paolo Rossi, avvocato penalista e già assessore al comune di Fermo, un suo punto di vista sulla situazione della nostra terra.

«È evidente che l’impatto del virus sul mercato è di portata devastante sia sulla domanda sia sull’offerta, non solo perché la Cina è al contempo un mercato e un fornitore, ma perché il nostro sistema industriale è oggi praticamente alla quasi paralisi». Rossi riporta un giudizio di Giovanni Miragliotta, docente di Pianificazione avanzata al Politecnico di Milano: «Molte delle nostre imprese, e tra queste anche quelle marchigiane, hanno clienti e fornitori internazionali senza tuttavia conoscere la filiera produttiva dei componenti, ciò che si compra, da chi, in quale Stato, senza avere consapevolezza del livello di interdipendenza e sostituibilità di un fornitore o di un cliente». L’auspicio è che «le aziende, una volta fuori al tunnel, cercheranno di mappare e di certificare le catene di fornitura di cui fanno parte». Secondo l’ex assessore «coloro i quali si rifornivano prima solo da mercati esteri – Cina in primis – dovranno ripensare il proprio modello di approvvigionamento di materie prime, ricercando fornitori locali e così smantellando quella rete di accordi e di esclusività delle forniture che si è sviluppate negli ultimi anni». Una convinzione: « credo sia fondamentale che le aziende locali, sin da ora, ragionino come “comunità” riflettendo seriamente sui propri deficit strutturali». Calzaturieri e non. «Non ho dati precisi, – spiega Rossi – ma credo sia difficilmente contestabile che, eccezion fatta per alcuni imprenditori di punta come Della Valle, i quali hanno conquistato un settore di mercato e, pur con i fisiologici e periodici scossoni, sono stati in grado di gestire con sufficiente tranquillità la crisi (e si spera riusciranno a farlo in futuro), la quasi totalità delle imprese del comparto annaspasse seriamente già prima dello tsunami Coronavirus anche perché i loro prodotti, di bassa/media qualità, non riuscivano a reggere il confronto con quelli provenienti da altri paesi, la Cina tra tutti, a causa del maggior costo del lavoro nel nostro Paese».

L’avv. Paolo Rossi

Soluzioni? «O tutti insieme riusciremo a convincere le forze politiche ad intervenire in maniera decisiva sul costo del lavoro consentendo così alle aziende di avere costi del prodotto finito “appetibili” senza essere costrette a delocalizzare, oppure molte aziende dovrebbero convertire la propria attività ricercando, opportunamente guidate, settori “scoperti” come la crisi di questi giorni ha impietosamente dimostrato». L’avvocato Rossi crede indifferibile risolvere la questione dei paesi colpiti dal sisma. «Se vogliamo far ripartire il turismo, autentica nostra “ricchezza”, è indispensabile procedere in tempi rapidi alla ricostruzione, anche con procedure d’urgenza. Inaccettabili ulteriori ritardi». Rossi infine richiama le parole di Marco Betivogli, segretario generale della FIM-CISL: «Dobbiamo sfruttare questa occasione tremenda per essere migliori, non solo sul versante dei rapporti personali, ma anche per recuperare il senso del limite e della nostra inadeguatezza come un autentico valore, per imparare a cooperare con gli altri e a guardare i loro problemi come se fossero i nostri, per modificare e sfruttare le innovazioni a vantaggio del nostro lavoro e di quello della collettività, con l’auspicio che si consolidi una comunità capace di pensare al futuro e di costruire il meglio per il nostro domani anticipando i cambiamenti».

Adolfo Leoni, Il Resto del Carlino, Mercoledì 25 Marzo 2020

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