Minori… per modo di dire. Ingegnere musicale, sound design e chitarrista. La storia di Andrea Iacopini

37 anni, doppia cittadinanza: italiana e statunitense, ingegnere e musicista, anzi ingegnere musicale.

Vi presento Andrea Iacopini da Porto San Giorgio. Giovane e pure con esperienze ricche e collaudate. Non lo conoscevo. Me lo ha presentato la sua maestra elementare che lo ricordava sveglio, attento, curioso. Dunque, Andrea ha studiato al liceo scientifico di Fermo per poi seguire a Bologna il corso in Scienze di internet, una sorta di ibrido tra informatica ed economia. Conseguita la laurea, la sua meta è stata l’America dove ha vissuto per dodici anni. Prima a San Francisco, successivamente a Nashville. E Nashville è tutto un programma. La Music City, com’è definita la capitale del Tennessee, ha una particolare versatilità per il country. Bene. Iacopini si fa americano. E a San Francisco si iscrive alla famosa scuola per ingegneria delle post produzioni, cioè di coloro che si occupano di un ambito delicatissimo che va dalla parte fonica sino alla colonna sonora.

Andrea Iacopini in concerto

Un’esperienza che lo affina nel sound designer, quella nuova figura di colui che compone musiche e suoni per diversi settori, dalla televisione alla radio sino agli audio libri. Nella Città degli Angeli resta sei anni lavorando per famosi studi di registrazione, poi, come si diceva, è il tempo di Nashville. Ma c’è un altro aspetto da non dimenticare. Andrea è anche musicista. Da piccolo ha studiato violino e pianoforte presso la Gioventù Musicale di Fermo e a 16 anni ha imbracciato la chitarra suonando blues e rock con alcune band. Una passione che diventa la seconda professione proprio negli Stati Uniti dove si esibisce con diverse formazioni tra cui il Two Bit Charlie e i The Deregulations con cui produce, all’interno del progetto Comets, in uno studio di registrazione di altissimo livello, un album decisamente importante.

La premiazione a Gaeta

Il richiama di casa però si fa forte. Così nel 2017 torna in Italia e frequenta per sette mesi l’Accademia di Cinema e Televisione Griffith di Roma. Lo stage riguarda la composizione musicale. Eh sì, Andrea è anche compositore. Lo ha già fatto. Lo fa.Lo farà. Proprio in questi giorni di forzato restringimento casalingo sta scrivendo musica per il secondo album. E ci lavora con una collega di Genova, anch’ella ristretta per quarantena. Collega con cui sino a due mesi fa girava l’Italia per concerti. L’album in questione dovrebbe uscire – se lo augura – a settembre prossimo. E noi glielo auguriamo!

Intanto, a casa sua, a Porto San Giorgio, ha allestito un piccolo quanto sofisticato studio di registrazione per le proprie produzioni. Come sound designer ha ottenuto recentemente un bel successo al Festival internazionale Visioni Corte di Gaeta con We Listen, di cui ha composto la musica. Primo premio.

Progetto Comets

Ma c’è un lavoro che lo ha rallegrato più di altri. Ha composto la colonna sonora di un lungometraggio riguardante un artista dimenticato, che era anche un sacerdote. Tito – L’arte di un uomo di Dio. Regista Vito Amodio. «…ci sono stati pochi uomini – si legge in una nota del film – che, dopo essere stati consacrati a Dio, sono diventati grandi artisti: Andrej Rublëv, Leon Battista Alberti, Caldéron de la Barca, Vivaldi. Tito è l’ultimo di questi grandi artisti». La musica di Andrea lo ha valorizzato ancora di più.

Adolfo Leoni, Il Resto del Carlino, Sabato 28 marzo 2020

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