Le Botteghe. La spesa sfusa di Anita Mancini

Se foste nel suo data base ricevereste settimanalmente una newletter dove leggere di ricette gastronomiche, nuovi alimenti, riflessioni, confronti. È quella che invia Anita Mancini ai suoi clienti. Ogni volta ci lavora oltre due ore, arricchendo, cambiando, solleticando. Quindi, per riceverla, basterà recarsi nel suo piccolo, grazioso, ricco, simpatico negozio di Montegranaro. La Spesa Sfusa si trova in via Lazio, 66. Spesa sfusa nel senso che si può acquistare quantitativi senza imballaggi pre-confezionati.

Il pane di Anita

Quando la chiamo, Anita sta impastando il pane. Le do il tempo di mettere il viva voce e continuiamo a parlare mentre lei sta lavorando. Non è panettiera. Ma le sue clienti, dopo aver assaggiato il suo pane fatto in casa per la sua famiglia, hanno chiesto ad Anita di farne un piccolo quantitativo per gli affezionati. Detto e fatto! Con tanta filosofia dentro. Perché lei considera i suoi filoncini «come tanti figli. Non pratico i tagli orizzontali. Lascio che ogni fila si apra da sola e quando vuole». Come i figli, appunto, che vanno accompagnati ma non stilizzati, fino alla maturità.

Anita è così, tra l’altro è la presidente dell’Associazione Genitori oggi. La sua bottega è il riflesso di quello che avverte in sè, vive, vuole. Un’attenzione particolare alla salute, alla qualità, al non spreco. Il negozio apre nel 2014 usufruendo, «più come spinta ideale che come sostegno economico», di un bando provinciale riguardante le attività innovative. Pezzo su pezzo, Anita se lo costruisce a sua immagine. Sceglie le paste che considera più rispondenti ai suoi desideri, quelle realizzate con grani antichi oppure con altri grani che però contengano poco glutine: Iris Bio, Regina dei Sibillini, Girolomoni, Morelli (che fa pasta con i germi del grano). Dopo la pasta, è la volta dei cereali, dei legumi, della frutta secca, dei prodotti per la casa alla spina, dei dolci che arrivano anche dalla Sicilia. Mentre elenca, sento il raschietto che fa pulizia sul tavolo. S’interrompe, scusandosi: «Devo infornare!». Attendo. Dopo qualche minuto torna. E quasi s’offendo quando le chiedo se vende liquori. «Ma proprio no! Ho fatto tante campagne contro l’alcol, ci mancherebbe pure che lo vendessi» E il vino? Quello lo vende, «senza solfiti», e vende anche birre artigianali. Carne niente! Non perché abbia qualche pregiudizio, diciamo così, vegano, ma perché non le è mai venuto spontaneo. In una precedente visita, avevo notato le marmellate. «Sì, le tengo ancora: quelle di Agritour e quelle della cooperativa sociale San Michele Arcangelo». Come ancora sugli scaffali compaiono i cioccolati di Modica, Marangoni e Maglio, e il Caffè Perfero.

La bottega

Anita è originale. Nonostante che abbia dolci da piazzare, sollecita le clienti a farseli da sole, in casa. E in questo tempo vende quintali di farina e lievito madre.

La Spesa sfusa si trova un po’ in periferia, un po’ nascosta. Un problema? «Macché. Dico sempre a chi mi fa questa obiezione che le cose pregiate, come il tartufo, vanno cercate. Ma in effetti è perché questa è casa mia: e non pago l’affitto». Buon lavoro, Anita.

Adolfo Leoni, Il Resto del Carlino, Venerdì 3 aprile 2020

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