Le Idee degli Altri. La classe dirigente politica? Modesta. Il giudizio di “Nero Giardini”

Enrico Bracalente, calzaturiero, è uno degli imprenditori italiani più di successo. 137 milioni di fatturato nel 2019. Un utile superiore a quello del 2018. Tre stabilimenti di proprietà e 12 aziende che producono per lui. 2000 gli addetti, tra diretti e indiretti. Il marchio Nero Giardini è presente su tutti i mercati europei, in quello russo, statunitense e canadese. Da tre mesi, a Campiglione di Fermo, ha attivato il secondo polo logistico che gli consente di far giungere, collegandosi ad una piattaforma, le scarpe riassortite dal cliente in neppure una giornata. Bracalente non vende on line, preferisce il be to be, diventando una sorta, oltre che di produttore, anche di grossista, con risposta in tempo reale. In questi giorni, le sue fabbriche sono chiuse, ma i settori commerciali e amministrativi lavorano da casa. Una centralinista raccoglie tutte le richieste e le smista ai diversi responsabili.

Bracalente è anche un uomo senza peli sulla lingua. Questa Europa non gli piace, così come non stima la classe dirigente che ci governa, a Roma come ad Ancona.

L’imprenditore Enrico Bracalente

Per anni lei s’è detto contrario alle delocalizzazioni. Sembra che il tempo oggi le dia ragione

Il Made in Italy ci premia, abbiamo le produzioni tutte a portata di mano, in pochissimo tempo possiamo rispondere ad ogni richiesta. Chi produce in Cina ha grossi problemi per le aziende chiuse, e per i trasporti delle merci.

Made in Italy è anche far sentire l’azienda vicina al cliente, curare il rapporto umano che è quello che fa la differenza.

Da dove ripartire?

Dopo la tempesta – si dice – arriva il bel tempo. Non dobbiamo piangerci addosso. Dobbiamo fare strategie invece. Noi siamo avvantaggiati. Ci siamo mossi per tempo avendo constatato che il mondo è in continua trasformazione, e le esigenze dei clienti sono sempre maggiori. Per cui avevamo cercato di capire come affrontare le mutazioni. La nostra logistica risponde a questo. È un nuovo modello di vendita che ci sta premiando. Alla riapertura, saremo già pronti.

Di che necessità la nostra Italia, le nostre Marche?

Di una vera classe dirigente Quella attuale non mi sembra all’altezza. Stiamo pagando gli errori della malgestione della Seconda repubblica: un disastro. Non ci sono statisti. Hanno tagliato la testa a gente di qualità che emergeva, li hanno considerati nemici da annientare.

Come si cambia?

La situazione è grave.

Un imprenditore che può fare?

Mi rifaccio al dr Cottarelli: prenderei 20 imprenditori e li coinvolgerei chiedendo loro di cosa c’è bisogno. Ho suggerito ad un politico di casa nostra: raggruppa 20-30 imprenditori marchigiani, coinvolgili, falli parlare. Non abbiamo bisogno solo di infrastrutture, c’è necessità di collaborazione, di sinergia. Noi non possiamo essere visti dai politici come evasori e dai sindacati come sfruttatori. Senza gli imprenditori non si va da nessun parte. L’imprenditore serio, penso a Olivetti, non voleva un ritorno politico, ma una crescita del suo territorio. Io debbo tutto al territorio. E ho interesse che i miei dipendenti stiano bene. Pagherò direttamente gli stipendi. Glieli accrediterò il 10 di aprile. Non è un costo: è un investimento.

Le piace questa Europa?

Non serve a nulla. La Germania dovrebbe ricordare gli abbuoni ottenuti dopo la guerra. Però, un po’ di ragione ce l’hanno pure quando accusano l’Italia di sperperi. Faccio un esempio personale. Nell’89 l’azienda di cui ero socio stava fallendo. L’ho presa in mano, piano piano sono riuscito a capitalizzarla, l’ho strutturata finanziariamente così non ero costretto ad andare in banca con il cappello in mano. È quello che doveva fare la Seconda repubblica, invece il debito pubblico è lievitato. Quindi non possiamo parlare.

Che insegna la pandemia?

Rivaluta i valori. Siamo stati troppo presuntuosi: tutti padreterni: Il virus ci ha smontati.

Nuovo rispetto, allora, e nuovo rapporto umano. E sinergia…

Adolfo Leoni, Il Resto del Carlino, Mercoledì 8 aprile 2020

Una risposta a "Le Idee degli Altri. La classe dirigente politica? Modesta. Il giudizio di “Nero Giardini”"

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  1. Va bene che e’ Pasqua, periodo non particolarmente adatto alle polemiche ma un paio di considerazioni mi vengono comunque fuori: non che io voglia difendere la classe pilitica, che di colpe ne ha a tonnellate, ma in Italia abbiamo anche visto il caso dell’ imprenditore che entro’ in politica, facendo un certo successo. Non – naturalmente – per perseguire meschini interessi personali ma per il bene del “paese che amo”. Non mi pare che sia andata proprio vebe…..ah gia’ ma la colpa e’ dell’ Europa cattiva che ha complottato contro (magari qualche imbecille ci crede pure) e dei comunisti cattivi. Riguardo la storiella dei poveri imprenditori, geni incompresi tra l’ incudine dei sindacati cattivi (tutti comunisti pure loro) e della politica avida e incompetente, verrebbe la voglia di augurare a questi piccoli geni misconosciuti di smetterla di soffrire per una Nazione ingrata, che non li sa apprezzare e vuole solo che paghine le tasse (quando mai? E che sono? Dei banali pubblici dipendenti?). Andate da un’ altra parte pure voi, non solo la vistra produzione. Emigrate magari in U.S.A. dove il vodtro genio verra’ subito apprezzato e diverrete miliardari mondiali. Ah gia’, da quelle parti l’ evasione fiscale la paghi con il carcere…..bhe ma non c’ e’ fretta, aspettatevi quei 2 – 3 anni che passa l’ epidemia la’ da loro…. sperando che il loro sistema sanitario non continui a curare come faceva nel West, von il wisky ed I salassi.

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