Un ricordo di Pasqua

Il Giovedì santo era la giornata dei sepolcri. Li si andava insieme a visitare. Famiglie intere uscivano di casa dopo le 21. Arrivavano anche dalla campagna, in gruppi. Una serata dove le distinzioni sociali non contavano più. Tanta gente per strada, tanta nelle chiese dove, dinanzi o di fianco all’altare, era allestita la tomba di Gesù. I fiori ne erano il contorno, il lenzuolo bianco sintetizzava la storia di un morto che sarebbe risorto. C’era un’aria che non saprei dire: tra la festa e il raccoglimento. Quello che posso attestare era il primo silenzio, qualcosa che calava sulle case, sulle piazze, sulle chiese. Domani, venerdì, all’ora nona, tutto si sarebbe compiuto. Frustato, tradito, irriso, quel piccolo uomo che diceva di essere il figlio di Dio sarebbe stato appeso ad una croce, la morte più ignominosa.

La chiesa di San Giovanni a Montegiorgio

Le campane tacevano, per tre giorni non avrebbero scandito il tempo della tradizione, non avrebbero più parlato agli uomini. Come un distacco, come un disappunto per una condanna che Pilato non avrebbe voluto infliggere ma tanta parte del popolo aveva esigito. Come un rispetto ed anche un’attesa.

Poi, arrivava il sabato. In casa le donne facevano le pulizie di Pasqua. Le finestre si riaprivano al timido solo. Nei giorni precedenti la pioggia e la nebbia non erano mancate. La giornata precedente la domenica di Pasqua no, migliorava il tempo. La speranza certa si riaffacciava. «Spe salvi facti sumus» aveva scritto secoli prima san Paolo. Nella speranza siamo stati salvati, avrei penetrano e compreso quella frase solo più tardi, da adulto.

Il sabato, il silenzio permaneva ma era come fosse carico di una energia nuova e positiva. Arrivava la sera, era tempo della lunga messa di mezzanotte. Si diceva di mezzanotte ma iniziava prima perché a mezzanotte le campane, che erano state legate il giovedì, venivano sciolte. Io immaginavo che l’intera campana fosse avvolta di corde e bloccata. Lo pensai fino a quasi adolescente. Prima era impossibile vedere il lavoro compiuto per ammutolirle. Prima era impossibile salire sul campanile. Per evitare pericoli, sicuramente, ma non tanto; per una sorta di privilegio, invece. Privilegio che andava ai grandi, al sacrestano in primo luogo. Nicola, Nicolino, Nicolì. E poi a Giuseppe, Peppe. Ed ancora a qualche altro che frequentava sacrestia e oratorio. Noi più piccoli vedevamo i movimenti, la notte di Pasqua, gli ammiccamenti, i richiami silenziosi, gli sguardi. Piano piano alle 23,30, un gruppetto si avvicinava alla porta che dava sulla scala del campanile. E spariva come misteriosamente. Salivano veloci, quasi una gara, uno alla volta. Arrivavano quasi in cima, sul piano delle campane.

Quando anch’io fui ammesso alle comitiva, vidi che il solo batocco era stato legato, imbottito cioè, che se anche la campana avesse oscillato, per vento o terremoti, il battente sarebbe rimasto muto. L’imbottitura veniva tolta, il batacchio liberato. I giovani ridiscendevano di un piano, prendevano le corde: tre quattro, vi si aggrappavo quasi, e freneticamente consultavano l’orologio. Non si poteva sgarrare, non si poteva sbagliare. Ore 24 in punto! Forza con le braccia! Le campane, già avviate, iniziavano ad oscillare in modo sempre più ampio, ed ecco lo scampanio festoso che scendeva e si irradiava, lo scampanio che copriva messa, preghiere, parole, campi, uomini, animali, borghi. Le campane erano libere di dare il loro annuncio. La morte era stata sconfitta. La Pasqua era iniziata. La speranza era certa.

Adolfo Leoni

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Blog su WordPress.com.

Su ↑