Lanfranco Beleggia (Bros Manifatture): il virus ha insegnato tanto. Facciamone tesoro

Parte come lavamacchine; lavora in Germania come dipendente; diventa rappresentante di commercio di cinturini; alla fine costruisce una delle maggiori aziende internazionali di gioielli: la Bros Manifatture acquisendo marchi di prestigio come Brosway, Rosato, Pianegonda, S’Agapò. È Lanfranco Beleggia, imprenditore eclettico di Montegiorgio. Al suo attivo, tre stabilimenti: di cui due a Grottazzolina e uno a Piane di Montegiorgio, 300 i dipendenti.

Più tardi, s’è impegnato nel filone dell’ospitalità di qualità con l’Officina del Sole e l’albergo San Paolo a Montegiorgio, Villa Lattanzi a Torre di Palme, il futuro Palazzo Alaleona sempre a Montegiorgio. In questi giorni di quasi clausura ha più volte ripetuto il termine convivio, convivenza. Non intende pranzi o cene, ma costruire insieme. Specie oggi, con il virus che sta cambiando la faccia del mondo. Un invito a sé e ai suoi colleghi.

La sua azienda è ferma?

Stiamo lavorando con l’e-commerce. Stiamo facendo riunioni a distanza con i sistemi della rete, ognuno a casa sua. Servono per capire cosa ci sia da fare una volta ripartiti. Il resto: alberghi, ristorante, azienda agricola sono chiusi.

L’imprenditore Lanfranco Beleggia

Da dove riprendere?

Non è semplice immaginarlo. Quel che ci è capitato però è una grande lezione di vita che ci sta dando il Padreterno. Come un richiamo. Passerà un anno e mezzo o due prima di riprenderci. Immagino che cambierà la mentalità. Forse saremo più umili, più sociali, più aperti, meno egoisti. Forse cercheremo di darci una mano.

Non so, se alla fine della pandemia, saremo più egoisti o più comunitari

Mi auguro la seconda. Però dipende dalle situazioni. Ci sono persone che vivevano del lavoro quotidiano, e oggi non hanno più soldi. Quelle persone che hanno sofferto come reagiranno?

Il nostro territorio come sta?

Il sud delle Marche è un territorio ancora in un discreto stato. Ho telefonato ai sindaci dei comuni di Fermo, Porto San Giorgio e Montegiorgio. Ho detto loro che ero disponibile a fornire pasti dai nostri ristoranti. Non ho avuto risposta. Significa che ancora, tutto sommato, reggiamo. Siamo ancora una comunità più o meno coesa.

Cambia il ruolo imprenditore?

Dobbiamo riscoprire un’attenzione maggiore al nostro territorio, in primo luogo alle nostre maestranze. La mia gente, la mia terra mi hanno dato grosse soddisfazioni. Credo che l’abbiano date anche agli altri colleghi. È tempo ora di restituire.

Insisto sulla condivisione che per me vuol dire muoversi tutti verso la stessa direzione, fare gruppo. Basta con le contrapposizioni, basta con le gelosie. Basta con le tante parole inutili che ho sentito laddove ero andato per imparare qualcosa. Io non sono migliore degli altri però capisco che dobbiamo cambiare.

Il prof. Sapelli ha scritto un libro dal titolo “Pandemia e Resurrezione”. La pandemia può essere un’occasione?

Certo: un’occasione per il recupero di alcuni valori perduti. Come quella voglia di stare insieme che mi richiama le attività agricole di quando ero bambino e le feste che seguivano il termine del lavoro.

Che necessità avverte?

Una su tutte: che la gente riprenda fiducia. Qui da noi ci sono le capacità e le qualità. Poi, al di là di rivendicare ferrovie più adeguate, etc. direi: snellimento della burocrazia. Non se ne può più.

Ma la burocrazia così rigida nasce dal retro-pensiero che gli italiani, se possono, si approfittano.

Non sono d’accordo. Abbiamo una idea sbagliata di noi stessi. Ci diamo sempre la croce addosso. Io non mi cambierei con un tedesco. I tedeschi sono ligi, precisi, inappuntabili. Però mi sembrano dei pupazzetti. Obbediscono. E poi nascondono le loro magagne. Ma alla fine della vita che potranno raccontarsi? Gli italiani ne hanno molte da raccontare.

Com’è la situazione nei suoi ristoranti e alberghi?

Il turismo si ridurrà moltissimo. Sino alla scoperta del vaccino dovremo soffrire.

E l’Europa?

Argomento interessante. Ma vai a dire ai tedeschi, olandesi, austriaci: dateci i soldi. Mi auguro che l’Italia non diventi una nazione suddita. Spero nei giovani, spero in una ritrovata serenità.

E la politica, i politici?

Non mi permetto alcun giudizio se non un invito: lavorate per il futuro, non per il presente. Abbiate uno sguardo più in là della giornata di oggi e del voto di oggi. Altrimenti non non se ne esce.

Adolfo Leoni, Il Resto del Carlino, Mercoledì, 22 aprile 2020

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