Giordano Gidiucci: il cavaliere maniscalco

Aveva dodici anni e un grande amore. Il grande amore era Pina. Non una ragazza: ma una cavalla sarda, una morella che strigliava, sfamava, accarezzava e cavalcava. Poi un giorno il destino per Giordano Giudiucci s’è compiuto. Appena pre-adolescente, nella stalla di casa sua, nella zona di San Marco alle Paludi di Fermo, ha deciso che doveva ferrarla in proprio la sua cavalla. Nessun altro doveva metterci le mani. Così è stato. Ci ha rimesso mezzo dito, perché s’è procurato un bel taglio e ha «compiuto alcuni pasticcetti» Però così ha scoperto il suo talento, l’arte antica del maniscalco che tutt’ora pratica. Oggi, Giordano ha 43 anni e vive con sua moglie Caterina e suo figlio Leonardo di 8 anni a Trodica di Morrovalle. I cavalli che possiede sono quattro: tre fattrici e un destriero vecchio cui è legato da grande affetto.

Parliamo per telefono. L’ho raggiunto mentre si trova in una stalla per lavoro. Ma ce n’è di lavoro?

Lui ringrazia Iddio che non gli manca, però vede da 15 anni una graduale diminuzione. Gli ippodromi hanno difficoltà, le attività agonistiche sono diminuite di molto e anche i privati hanno ridotto l’attenzione per i quadrupedi. Mancano i soldi. Giordano però non è stanziale, è un tipo che si muove e la sua clientela spazia dall’Emilia Romagna alla Puglia del nord, dall’Abruzzo al Molise alla Campania all’Umbria per la Quintana, e naturalmente anche le Marche. Chi lo chiama? Sono i privati, sono i centri ippici, le rievocazioni in costume e anche gli ippodromi sopravvissuti.

Nel nostro immaginario, il maniscalco batte sulla forgia, provoca scintille, alza la zampa del cavallo. Ma è molto di più il suo intervento. Il maniscalco arriva al box, entra in empatia con il cavallo (animale paurosissimo), smonta i ferri vecchi, pareggia gli zoccoli, li pulisce, li raspa se ce n’è bisogno, studia la sagoma migliore da applicare, la modella, la realizza, e la fissa. Il gioco è fatto. L’intervento dura dai 50 minuti all’ora. Ultima azione: la carezza all’animale.

Il mestiere lo ha imparato seguendo «due grandi maestri». Il primo è stato Mario Quattrini, di Civitanova Alta, che s’occupava di cavalli atti al salto degli ostacoli. L’altro è stato Guerrino Santarelli da Monte Urano, più conosciuto come Bandolero, esperto in purosangue da galoppo.

Nel 2003 Giordano ha fatto il passo decisivo: artigiano con partita iva. Però non va dimenticato che il nostro maniscalco per un certo tempo s’è dedicato alla monta western. Una monta che «si distingue da quella inglese per la postura, l’addestramento del cavallo, nei suoi movimenti e scopi. Diversi anche i finimenti: dalla sella, alle redini al morso fino all’abbigliamento del cavaliere». Con il Cap American Horses ha girato la Francia, l’Olanda e gli Stati Uniti.

Giordano Gidiucci in compagnia del figlio

Gli domando le cose belle del suo mestiere. Mi risponde: «Ogni ferratura è diversa dalla precedente. Ogni cavallo è diverso. Ogni volta il rapporto è diverso. Ed è una soddisfazione».

Siamo in video-chiamata. E Giordano mi sembra, oltre che un maniscalco di valore, un buttero, uno degli ultimi cowboys. Ma preferisco cavaliere. E mi torna un verso di Giovanni Lindo Ferretti: «Il primo cavaliere, strano animale, potenza orizzontale, sapienza verticale…». Buon lavoro, Giordano. Che la nostra terra torni anche quella dei forti cavalli piceni!

Adolfo Leoni, Il Resto del Carlino, Giovedì 30 aprile 2020

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