Se n’è andata Mara Vena Cherubini, “talent scout” e presidente dell’UTETE

Ieri mattina. Ore 8,45. Una telefonata. «È morta da pochissimo Mara…». Silenzio e commozione.

Come fosse una di famiglia. Mara è Mara Vena Cherubini, per 25 anni presidente dell’UTETE. 85 anni tra qualche giorno, malata da tempo, è stata lucidissima sino alla fine, così mi dice l’ex sindaco di Grottazzolina Remola Farina. Il cancro la stava divorando e lei, sottoponendosi a chemioterapia, riusciva a prendersi in giro, mandando alle sue “ragazze” dell’UTETE le foto sul lettino d’ospedale e accompagnandole con la didascalia: la dodicesima mummia.

La signora Mara

Il sette marzo scorso, in vista delle limitazioni da Coronavirus, mi aveva inviato per whatsapp la poesia di Trilussa “La stretta de mano”. Ironia allo stato puro. Ne avevamo riso insieme. Poi, il 21 dello stesso mese, mi spedì una strana poesia. Non credo che Mara fosse molto religiosa: si considerava una libera pensatrice. Era di Paolo Emilio Urbanetti. In un passo diceva: «Nun ciò gran confidenza co la fede e a dilla tutta quanta, onestamente, io credo solo a quello che se vede. Però quel vecchio papa inginocchiato pregà pure per un poro miscredente, io, che ve devo di’, l’avrei baciato». La rileggo ora è capisco di più, di Mara. Per Natale le avevo scritto una lettera che si concludeva: «Buone feste, Signora curiosa ed attenta». Perché Mara era acuta. concreta. perspicace. Non aveva sovrastrutture. Aveva le sue posizioni ma era capace di un confronto vivo e appassionato. Avrebbe sicuramente rifiutato e combattuto la nuova moda del partisanship (partigianeria e faziosità insieme). C’è una cosa che la contraddistingueva: Mara intuiva i talenti, li scopriva. Era una talent scout. Quante volte mi ha segnalato persone degne di cui scrivere, gente fuori dai circhi mediatici. Le interessava tutto: scienza e filosofia, psicologia e storia, le nuove scoperte e l’arte del passato, musica e teatro. Cuore e mente insieme. I suoi interessi culturali, le capacità di cogliere i “doni” d’ognuno chiamandoli a relazionare, li ha trasfusi per 25 anni nell’Università del tempo ritrovato e dell’educazione permanente delle Valli del Tenna e dell’Ete.

Originaria di Amandola, sbarcata a Belmonte Piceno e Porto San Giorgio, vissuta a Grottazzolina. Ha insegnato francese, si è abilitata per l’insegnamento delle scienze umane e storia nelle scuole di secondo grado. In aula, per 38 anni. Un grande amore per gli allievi. «Ho lavorato, – mi disse – ho organizzato, ma anche giocato, attenta a fornire loro, insieme alle nozioni, gli strumenti per conoscersi, per saggiare le proprie potenzialità ed i propri limiti, per stimolare l’intuizione e l’immaginazione, e sviluppare gli interessi a 360°». 

Ai ragazzi aveva dato molto. Ma molto aveva anche ricevuto. «Con loro sono maturata. Ne ho assorbito la vivacità, la curiosità, l’entusiasmo, la voglia di vivere il presente, il desiderio e l’attesa del futuro». 

Ai suoi allievi doveva, mi raccontava nell’intervista: «la passione per le novità, la tecnologia, i film di fantascienza, il desiderio di vivere i miei anni e le curiosità per il futuro».

In una società polverizzata, la signora Mara ha cercato di coagulare le persone dando vita, insieme ad un filosofo, un architetto, un generale, sei insegnanti, un commercialista, tre casalinghe, un industriale, un giovane laureato, un libero professionista, all’ UTETE con sede Grottazzolina, ma con incontri/lezione portati sul territorio. Una scuola di cultura e di incontri, quindi di vita.

«Da mia madre – mi disse – ho acquisito il valore dell’istruzione, l’amore per la scuola e per la cultura, la tenacia per raggiungere gli obiettivi, le capacità organizzative ed infine la passione per le attività teatrali. Da mio padre, il rigore verso me stessa, il senso del dovere, l’operosità». 

A 18 anni, universitaria a Roma, «impaurita, spaesata, imbranata, ho incontrato un uomo di nove anni più grande, Alvaro, che mi ha affascinato ed ubriacato con la sue lettere e le sue esperienze: poi mio marito per 48 anni. È stato l’incontro che mi ha cambiata. Con lui, ho conosciuto la leggerezza della vita, l’allegria, il valore dell’ironia, il piacere della trasgressione».

Ora, da qualche parte lassù nel cielo, la coppia s’è ritrovata e sarà ancora leggerezza, allegria e – perché no – anche trasgressione. E insieme guarderanno quaggiù, ai figli Lucilla e Michenri Ci ai tre nipoti.

Buon lavoro in qualche sezione culturale del Paradiso, Mara.

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