Ireneo Niccià: il maestro cappellaio di Montappone

Stavolta i riflettori si accendono su Montappone, sul cappello. Ma protagonista è un “maestro capellaio”. Lo ha decretato la Regione Marche che qualche anno fa ha conferito il prestigioso riconoscimento a Ireneo Niccià. Ireneo ha 81 anni appena compiuti, è in pensione, ma uno sguardo all’impresa artigiana che fu sua ed ora è di suo figlio Simone non lo fa mancare. D’altronde l’esperienza si comunica così. Il sig. Niccià, che ha l’aspetto asciutto di un giovane, tra i cappelli ci vive da sempre. In primo luogo perché nato e cresciuto nella sua capitale; quindi perché la sua famiglia era quella degli agricoltori d’un tempo che, una volta curato il campo e sistemato il bestiame, si occupava della treccia di paglia. E anche Ireneo l’ha fatto. A 16 anni va come dipendente in una piccola azienda locale. Ma alla sera, appena rientrato in casa, ancor prima di cenare, sua madre Eleonora gli metteva in mano un mazzo di paglia che andava intrecciato. Così, alle ore in fabbrica si sommavano quelle in cucina o nella stalla. Alle 23 si chiudeva e si andava a letto. Stanchi? Molto stanchi. Ma sempre di intreccio si trattava. Intreccio che poi si vendeva ai mercati del territorio. Così il nostro ha sviluppato sin da ragazzo una notevole capacità manuale. Il sindaco di oggi Mauro Ferranti dice: «Ireneo è forse uno degli ultimi maestri cappellai che sanno far tutto, dall’inizio alla fine del processo produttivo».

Il maestro cappellaio Ireneo Niccià

Sbrigato il servizio militare, Ireneo torna a Montappone, è il 1961, e trova lavoro presso Galliano Sorbatti. Resta in quella fabbrica sino al 1966. Poi, secondo la caratteristica imprenditoriale delle genti del fermano, ne viene fuori, avendo deciso di mettersi in proprio. Tre anni con un socio e successivamente da solo (con qualche dipendente, ovviamente). Sono gli anni in cui si producono cappelli in paglia e in tessuto. Successivamente, l’azienda artigiana passa a produrre cappelli in feltro, panama e tutto quello che il mercato richiede eccezion fatta per i copricapi in lana.

La clientela è spalmata in quasi tutta Italia, con acquirenti in Francia, Germania e Svizzera.

Ha lavorato sodo Ireneo. Poi nel 2002, il passaggio generazionale. Al timone dell’impresa artigiana va Simone, 40 anni, energia nuova. Sulle prime, Simone continua a incontrare clienti in occasione delle due uscite l’anno: la campagna invernale e la campagna estiva. Attualmente sono i clienti a venire in azienda e scegliere modelli e prodotto. La ditta lavora per importanti gruppi di moda.

Il sig. Niccià padre ha però una caratteristica che ha mantenuto. Lo faceva prima e continua a farlo ora: arriva in fabbrica, dà qualche consiglio, poi si dedica all’orto confinante: ai pomodori, alle insalate, ai finocchi, a quello che la stagione propone. Quando era il capo attendeva che gli operai fossero usciti. Ora si può permettere anche altri orari.

Nel 2017 ha anche insegnato. L’IPSIA di Fermo lo ha chiamato per alcune ore a svolgere un corso per Cappellai. I talenti vanno trasmessi.

Ma come vanno le cose oggi nell’azienda di Simone? «Non ci si può lamentare: il lavoro c’è». Chiedo che tipo di copricapi. Risposta: panama per l’estate, feltri per l’inverno, poi berretti e cappelli da baseball. La clientela maschile è un po’ fiacca, quella femminile va. Intanto Ireneo non se ne sta con le mani in mano.

Adolfo Leoni, Il Resto del Carlino, Giovedì 7 maggio 2020

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Blog su WordPress.com.

Su ↑