Dal terrorismo alla conversione. La storia di Maurice Bignami e Addio alla Rivoluzione

Barba e capelli bianchissimi, occhiali quasi cerchiati, molti i libri alle spalle alcuni dei quali portano la sua firma. Una stanza luminosa. Così appare dallo schermo del webinar Maurice Bignami. L’incontro in rete è stato voluto da alcuni miei amici della Confraternita delle Virtù (ascolani, sambenedettesi, fermani). Un consesso di gente che ama il gusto della vita, prima di tutto ama l’amicizia. E con Maurice l’amicizia è nata da un pezzo. Da quella posizione di perdono e non di scontro, di amico e non di nemico.

Ai giovani dice poco o nulla quel nome. A quelli della mia età, dai 50 in su, dice molto. Dice terrorismo, dice violenza, anni di piombo, emergenza nazionale. Ma dice anche abbandono della lotta armata, ritorno alla democrazia e conversioni religiose. Maurice è uno di questi. Protagonista non di secondo piano. È stato il capo di Prima Linea, l’organizzazione di estrema sinistra fuoriuscita da Lotta Continua ed entrata quasi subito nella lotta armata dove fu seconda solo alle Brigate Rosse.

“Addio rivoluzione” è il suo ultimo libro, recentissimo. Racconta l’autunno caldo della Repubblica, dagli anni Sessanta – il ’68 breve – agli anni Ottanta – il ’68 lungo – del secolo scorso e rende anche conto degli antecedenti storici, sociali e culturali che hanno portato a quel periodo.

È un affresco, dice lui in tono pacato, che ricostruisce con una scrittura particolare, né biografica né romanzata né saggistica, ma tutto insieme, i primi gruppi extraparlamentari, i riflessi del Movement americano, la Beat Generation, l’amore per la poesia, la lotta, gli scontri, l’arresto. «Mi arrestarono all’alba. – si legge in un passo – Avevo appena chiuso l’ultimo articolo e mi ero sdraiato sul letto per riposare un po’. I poliziotti irruppero nella stanza, bardati come ninja, i mitra puntati. Solo allora mi resi conto che non sarebbe stato male se me ne fossi andato a dormire altrove. Magari in una “casa sicura”. Mi ero portato appresso da Bologna una decina di carte d’identità in bianco, una richiesta fattami all’ultimo istante da un compagno milanese. Erano le contraddizioni dell’epoca: un piede nella legalità (giornalista, studente universitario, tecnico al Comune di Bologna, sindacalista autonomo), l’altro altrove. Com’ero finito lì, a ventisei anni, con una canna di M12 puntata alla fronte e qualche rammarico per non aver chiamato un taxi quand’era l’ora?».

Maurice Bignami

Maurice nasce in Francia nel 1951, a Neuilly-sur-Seine. I suoi genitori vengono dall’Italia. Sono comunisti molto attivi. Nel 1964, il trasferimento a Bologna. Il giovane studia da autodidatta, supera gli esami. Si iscrive alla FGCI. Nel 1970 e sino al 1974 milita in Potere Operaio. Ne esce per entrare in Prima Linea, è in clandestinità dal 1978. Diventa uno dei tre responsabili nazionali. Abbandona l’organizzazione nel 1980. Un anno dopo viene arrestato e rinchiuso in diverse carceri. Due incontri gli cambiano la vita. Quello con Marco Pannella e i Radicali, e quello con mons. Di Liegro che gli fa conoscere la Caritas dove Maurice sarà impegnato per diverso tempo. Si laurea in Lettere alla Sapienza. Sarà l’ultimo di Prima Linea ad uscire dal carcere. Intanto è iniziata la sua conversione al cattolicesimo, «l’altra rivoluzione», come dirà ad Eva Crosetta in una trasmissione su RAI2, dove parlerà del bene e del male, della sua scoperta di Dio, della vera libertà ora conquistata, del perdono soprattutto e del bisogno di amare il prossimo.

Gli altri due suoi libri sono “Gli uomini eguali” e “Lupi e cani randagi”.

Una testimonianza forte di come si può cambiare senza rinunciare al senso di giustizia innato in ognuno di noi.

Adolfo Leoni, Il Resto del Carlino, Sabato 9 maggio 2020

Una risposta a "Dal terrorismo alla conversione. La storia di Maurice Bignami e Addio alla Rivoluzione"

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  1. Quale “senso di giustizia innato” poteva praticare Bignami attraverso la violenza, il terrorismo e l’omicidio? E’ nel cambiamento che recupera quel senso di giustizia e non che rischia di perderlo; trovo incomprensibile la chiusa del suo articolo.
    Cordialità

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