Dal garage di casa alla bella struttura di oggi. La Valtenna srl punta sui dipendenti e sulla diversificazione

Un garage sotto casa, in zona Girola di Fermo. Tre fratelli Moretti: Giuseppe, Ildebrando e Ottavio. Tutti facevano le scarpe. Loro fecero le scatole. Una storia che risale a 57 anni fa. Oggi la Valtenna Srl è dei figli: Teresa, Antonio, Matteo, Sabrina, Emanuela e Loris. 137 i dipendenti. Ne parlo con Loris Moretti

Azienda familiare dunque?

Seconda generazione. Iniziarono i nostri genitori con le mogli. Si cominciò da niente. Gente di campagna che piano piano s’ingegna. Oggi la Valtenna Srl produce packaging: imballaggi, lavorazione del cartone, scatole. Crescita graduale. Abbiamo avuto uno stabilimento a Grottazzolina. Successivamente, per necessità di spazi, abbiamo costruito a Girola di Fermo dopo lunga riflessione: l’investimento era consistente. Alla fine ci siamo buttati.

Bella l’architettura. Non il solito parallelepipedo di cemento armato. Un esempio di rispetto dell’ambiente

Clienti e fornitori lo apprezzano. Ci teniamo al territorio per cui l’abbiamo rispettato: struttura in legno, acciao, vetro, climatizzazione in geotermia, impianto fotovoltaico da 780 kilowatt, classe energetica alta. E un colore che richiama quello delle nostre colline.

Com’è andata con i provvedimenti di chiusura a marzo ed aprile?

Abbiamo lavorato al 20/30 per cento delle nostre possibilità. È stato un momento particolare.

L’imprenditore Loris Moretti

Voi avete intuito per tempo la necessità della diversificazione

L’azienda nasce per la produzione di scatole per calzature. Per anni è stato il 98 per cento del totale. Poi, annusata l’aria di crisi, abbiamo guardato anche altrove. Siamo stati abbastanza bravi a credere nella diversificazione. Non è stato semplice. Ci siamo dovuti attrezzare, ad esempio, con un ufficio interno di progettazione. Abbiamo cercato altri clienti. Oggi il calzaturiero è sempre importante: sta al 50%, poi c’è il settore lusso-moda-abbigliamento, camiceria, occhialeria, scatole per software. Puntiamo molto sul settore vinicolo.

Clientela?

Il 35 per cento di fatturato è dato dall’estero: Francia, Belgio, Spagna, Portogallo, Tunisia, Romania. Ci ha fatto crescere.

Il rapporto con i dipendenti?

Buono. Quando eravamo in quaranta il rapporto d’amicizia era con tutti. Ora che siamo molti di più, è più difficile, ma il clima è positivo. Lo si vede dal dialogo diretto e dalla cordialità. Se c’è un problema lo si affronta insieme. Non vedono l’imprenditore come uno distante, sopra di loro, che comanda. Non abbiamo rappresentanza sindacale interna. Non perché la ostacoliamo. Non se ne sente la necessità. I dipendenti sono la nostra ricchezza. Possiamo acquistare macchinari per milioni di euro, ma se non ci sono loro, con la loro coscienza, a mandarli avanti è inutile.

I nostri genitori lavoravano fianco a fianco con gli operai. Ora è impossibile però, quel giorno in cui si creasse una divisione tra proprietà e personale, credo che sarebbe una sconfitta enorme.

Le macchine possiamo acquistarle. Le persone no! Le persone vanno coinvolte e sostenute. In questo periodo abbiano deciso di compensare in parte quello che la Cassa integrazione non eroga. La Valtenna non aveva mai usufruito della CIG. Credo che le aziende che se lo possono permettere è bene che lo facciano.

So che siete stati in prima linea in alcune donazioni per attrezzature in opere sociali.

A noi non piace apparire. Quando il comune di Fermo ci ha chiesto di divulgare una nostra donazione, abbiamo preferito tenere il profilo basso.

Che possono fare gli imprenditori per questo territorio, oltre a tirare avanti bene le proprie aziende, quindi creare lavoro?

Più sinergia, più gruppo. C’è bisogno di uno scambio di idee, di un confronto .Ci sono attività che ci potrebbero vedere insieme, collaborazioni trasversali. Ci sono tecnologie in un settore che potrebbero essere utilizzabili in un altro settore. Mi rendo conto che non è facile.

Non so se ha letto l’intervista ad Alvaro Cesaroni quando diceva di essere stato assunto alla Olivetti da Paolo Volponi, lo scrittore, che faceva parte del Centro studi olivettiano

Credo che la mescolanza di ambiti diversi può dare un valore aggiunto all’azienda e alla terra dove viviamo.

Adolfo Leoni, Il Resto del Carlino, Mercoledì 20 maggio 2020

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