Azienda agricola Lorenzo: una montagna di lenticchie

Un’azienda di famiglia e una famiglia tradizionale. Nomi che rimbalzano da nonno a nipote. A Montemonaco accade. L’Azienda Agricola è intitolata a Lorenzo. Ora, a tirarla avanti è suo figlio Francesco Fortuni. Francesco: come il nonno che le diede vita. Francesco ha 40 anni. È perito agrario, ha studiato all’Istituto agrario di Ascoli Piceno, si è specializzato in viticoltura ed enologia. Per qualche anno è stato tecnico di cantine a Ripatransone e Offida. Nel 2008, lui dice: «Mi sono ritirato tra i monti» per dare nuovo impulso e novità all’Azienda familiare. 47 ettari di terreno che gira intorno a Montemonaco. 27 coltivabili, il resto boschi e castagni.

I campi vanno dalla frazione di Cese a quella di Isola san Biagio. Ed ecco che torna la famiglia. A Cese, c’erano i terreni di proprietà di nonno Francesco, a Isola san Biagio quelli di nonna Filomena. L’azienda iniziale era «mista»: un po’ d’allevamento (15 bovini e 50 ovini) e un po’ di foraggio. Poi, con Francesco la decisione di vocarla ai legumi, come nella vicina piana di Castelluccio. Se la lenticchia funziona lì perché non dovrebbe funzionare qua? Detto e fatto. Francesco ne inizia la coltivazione insieme alla cicerchia, ai ceci. Sono i prodotti della biodiversità montana. Il nostro ci tiene a dire che la sua coltivazione va dai 700 metri ai 1200. Oltre ai legumi, Francesco s’impegna anche nella coltivazione della rara patata dei sibillini. Tutto in stretto regime biologico. Un altro passo è stato quello di trasformare le lavorazioni in farine di ceci, farro e mais per polenta, gallette di farro, mix per zuppa di farro lenticchia e orzo/ceci cicerchia e fagioli.

Francesco Fortuni

Le cose funzionano. Ma arriva il terremoto del 2016. Montemonaco è colpita duramente. Il laboratorio e i magazzini dell’azienda vengono distrutti. I prodotti stivati vanno perduti. Tra le realtà agricole, quella di Francesco è la più colpita (ancora oggi Cese è zona rossa). Anche le patate non possono essere raccolte. Un dramma. Dopo due anni Francesco ottiene la possibilità di allestire un nuovo laboratorio. Si riparte, «ma non grazie alla politica e ai politici, – tiene a specificare Fortuni – grazie invece alla solidarietà della protezione civile del Veneto, che apre un canale di vendita». I legumi di Francesco vengono acquistati per solidarietà da alcune regioni del nord: Veneto, e poi Lombardia, Piemonte. E qui accade una sorta di miracolo. Quello che prima veniva fatto per un atto caritatevole, oggi s’è tramutato in una scelta consapevole. All’Azienda Agricola Lorenzo si apre il mercato del nord Italia. Francesco intanto è entrato nel giro di Campagna amica della Coldiretti diventando presidente dell’Agri-Mercati di Ascoli-Fermo. Ad Ascoli Piceno, in via Tranquilli, la Coldiretti ha favorito l’apertura di un negozio dove venti produttori del fermano-ascolano propongono nelle mattinate di martedì, venerdì e sabato le loro specialità. Francesco è in prima linea. E la pandemia? «Abbiamo tenuto duro, consegnato a domicilio, praticato un prezzo equo. Ce la faremo». Tutto bene? Non proprio. Francesco denuncia i prezzi strangolanti che la grande distribuzione applica ai produttori agricoli, e la tragedia dei cinghiali che mettono a rischio le produzioni. «Chi ci governa parla sempre di difesa delle biodiversità della montagna, poi nulla fa per risolvere il problema dei cinghiali». I montanari però sono tosti. E anche caparbi. E vanno avanti.


Adolfo Leoni, Il Resto del Carlino, Venerdì, 29 maggio 2020

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