La montagna, le vacche marchigiane e La Cavallina di Montemonaco

Andate a Montemonaco. Poi prendete la strada che porta a Foce. Arrivati ad un bivio, salite per il sentiero che conduce a Palazzo Borghese. Incontrerete dei pianori: le vacche sono lì, al pascolo, libere, con una campanella al collo. E bianchissime, come il latte. Perché sono il meglio della razza marchigiana. Una razza che sta riprendendo vigore dopo l’abbandono di decenni. Passeranno l’estate in quell’ambiente naturale, mangiando fieno ed erba. Lassù, in alta montagna, ce le ha portate ai primi di giugno Alfredo Giannini. È lui il titolare dell’azienda agricola La Cavallina di Montemonaco. Ridiscenderanno solo ai primi di novembre. Anche se all’aperto resteranno comunque, ma stavolta intorno alla frazione Rascio dove risiede il proprietario e la sua famiglia. «Le ricovero nella stalla – spiega – solo in caso di parto o davanti a situazioni climatiche estreme».

Il mestiere di Giannini è dunque quello dell’allevatore di bovini. Al momento possiede 35 vacche/madri, 15 vitelli piccoli e un toro che viene definito eccezionale. Gli domando dei rischi di un pascolo solitario in quota. «Beh, esiste. Lo scorso anno una vacca è sparita». Ma lui non è convinto che siano stati i lupi.

Alfredo inizia l’attività di allevatore 20 anni fa. In precedenza il suo mestiere era quello di potatore, specie di castagni. Veniva chiamato per risolvere i problemi di quelli malati, secchi, aggrediti da qualche parassita. E lui via, su e giù per gli alberi. Ne faceva di arrampicate anche una ventina al giorno. In prospettiva però, con il passare degli anni, il lavoro sarebbe diventato pesante. Così ha pensato al bestiame. Dunque, oggi alleva, vende i vitelli quando richiesti, macella gli altri presso il mattatoio di Sarnano “Monti Azzurri” e, sempre presso il mattatoio, ne vende le carni. Ora vi domanderete perché l’azienda si chiama La Cavallina. Alfredo la passione per i cavalli ce l’ha avuta da sempre. Ne possedeva otto, oggi ne ha due, «troppo faticoso far tutto da solo». È anche guida equestre. «Qualche anno fa – ricorda – ho guidato una carovana di 50 cavalieri lungo l’anello dei Sibillini. Ci sono voluti cinque giorni, è stata una esperienza fantastica». Guida equestre, dunque, e anche guida di montagna: faceva parte del Soccorso alpino.

Attualmente gli ettari di terreno a sua disposizione sono circa 40. Servono per avere il fieno, un po’ di granturco e di orzo.

Fino a qualche tempo fa l’azienda era anche fattoria didattica con visite da parte delle scolaresche. «Oggi – dice il titolare – tener dietro a tutto è diventato difficile: occorre fare delle scelte». Nell’azienda non manca un piccolo allevamento di maiali, quelli che ancora ingrassano con le ghiande. Anche questi vengono macellati a Sarnano e la loro carne venduta a privati. C’è anche chi li compera per fare in proprio “la salata”. «C’è un gruppo di acquisto fermano – racconta Alfredo – che ne prende due all’anno, nel periodo natalizio. Siamo diventati amici perché una volta mi fecero assaggiare una pasta prelibata ed io una carne succulenta». Termina qui la chiacchierata. Alfredo deve correre da qualche parte, sempre su, in montagna.

Adolfo Leoni, Il Resto del Carlino, Venerdì, 12 giugno 2020

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