Dopo la pandemia, un’occasione per i nostri borghi e piccoli paesi

Intuire per tempo. Attrezzarsi. Giocare d’anticipo. E poi, ci vuole la wi-fi, ci vogliono gli asili nido, quelli infantili e le scuole inferiori (li chiamo al vecchio modo, più esplicativo), le poste, le botteghe, i trasporti, e un vicino ospedale. Solo così ci si può attrezzare per rispondere alle esigenze della popolazione dei borghi, dei paesi di alta collina e delle frazioni di montagna. Rispondere alle esigenze di possibili nuove famiglie. Rispondere alle esigenze della popolazione attuale e di quella che potrebbe arrivare. Parlo di Montemonaco come di Montefortino, di Smerillo come Montefalcone Appennino, di Marnacchia come di altri grumi di abitazioni abbarbicate alla montagna.

Perché ne parliamo? Perché c’è una trasformazione in atto. E occorre inserirsi nel flusso.

C’è una nuova ricerca di qualità della vita, più a contatto con la natura, meno accelerata, meno incagliata nel traffico, nel rumore, nello smog e nella delinquenza delle città.

La fine della pandemia lo ha rilevato, il contagio lo ha maturato. Gente di città – non voglio dire grandissimi numeri – vuole andarsene preferendo paesi e località molto più a dimensione umana. Se la cosa era intuibile già a marzo, nelle settimane scorse personaggi diversi hanno sottolineato la nuova tendenza. Dagli architetti Stefano Boeri e Massimiliano Fuksas agli scrittori come Giuseppe Lupo.

Si profila un’occasione importante per i nostri borghi. Un’occasione di risveglio e ripopolamento.

Ci sono sindaci che hanno fiutato l’aria ancor prima che la pandemia ci imprigionasse. E si sono mossi. Altri attendono che l’iniziativa venga presa dall’alto (ma da chi?). Spetta solo a loro, anche battendo il pugno sui tavoli giusti.

Non siamo più al bucolico hippismo di fine anni Settanta profumato di erba, molto ideologico, poco pratico e alla fine soccombente. Siamo invece di fronte, forse, a una mutazione di epoca e di cultura. Quindi di vita.

Scommetto che, alla seconda riga di questo scritto, vi siate posti la domanda: eh sì, tutto bello, ma i soldi?

Già, i soldi dove li pigliamo? Tre mesi fa scrivemmo che, perché l’economia e il lavoro avessero ripreso vela, sarebbe occorso un nuovo piano di opere pubbliche (la ricetta keynesiana). Poi, gli euro arriveranno dall’Europa che, se non vuole soccombere, deve allargare i cordoni della borsa. Ma non per pietismo verso un’Italia in ginocchio, ma per uno sguardo al futuro e un attrezzarsi in vista di nuove pandemie.

È tempo allora di visionari. E di gente con uno sguardo lungimirante. Non siamo più quelli di prima. Anche le scelte strategiche non possono più essere quelle di un tempo. Siamo un’altra cosa, o dovremmo esserlo. È il tempo di osare e non di autoridursi., di immaginare ciò che era inimmaginabile o tacciato di improponibile. Ed è il tempo di pesare di più anche alzando la voce nei confronti di chi appare sordo, distratto, disattento o incapace.

Lunedì, 15 giugno 2020

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Blog su WordPress.com.

Su ↑