Lungo il fiume Aso le Antiche officine dei ramai. La sesta generazione dei Tanucci

C’è una bambina con le bacchette in mano e un sorriso bellissimo. Forse, tra un attimo, suonerà una batteria. Ma il rullante, la grancassa, i timpani, il charleston, i tom tom non sono quelli usuali: sono pentole, pentole di rame dalle forme più diverse.

È la prima cosa che mi conquista sfogliando un opuscolo della AB Tanucci Snc, dove A sta per Alessio, B per Barbara, due fratelli che rappresentano la sesta generazione di artigiani del rame, di costruttori di pentole. Allora come ora.

Nell’azienda di Comunanza li aiuta il padre Gedeone, nome inusuale. Il nome fa memoria di un capace ramaio umbro che nei primi del Novecento insegnò al nonno di Alessio e Barbara, Alessandro, alcuni trucchi e accorgimenti per la fusione del rame. La famiglia Tanucci deve molto a quell’uomo. Come deve molto al capostipite. E qui la storia si fa avvincente. E da Comunanza, dove oggi ha sede questa impresa artigiana che non molla, bisogna trasferirsi a Ponte Maio di Santa Vittoria in Matenano. E tornare indietro di due secoli.

È il 1790 e proprio a Ponte Maglio, a due passi dal fiume Aso che fornisce l’energia sufficiente per muovere i macchinari, il trisavolo Alessandro costruisce per la fonderia presa in gestione un grande maglio. «Il maglio – spiega Alessio – è come un grande martello con un busto di legno e una testa d’asino, così viene chiamata, che serve per schiacciare il rame grezzo». Quell’antica fonderia, con le caldaie, le formelle e ogni attrezzo necessario, produceva gli «sbozzati», ciotole e recipienti di rame grezzo che poi gli artigiani dei dintorni, Force per prima, e del centro Italia, lavoravano sapientemente con il martello per ricavarne brocche, caldai, padelle, tegami… Nel 1955 il trasferimento a Comunanza. Ma, se la sede cambia, il tipo di lavorazione e la produzione resta la medesima. I Tanucci il rame l’hanno nel sangue. «Vivi sono nella memoria, la gratitudine e il rispetto per coloro che, prima di noi, li hanno utilizzati tramandandoci le provate esperienze e l’instancabile passione che perpetuiamo nella lavorazione di questo metallo».

Oggi l’AB Tanucci Snc, con il logo Antiche Officine del Rame, continua la produzione di una linea di pentole che richiama quella tradizionale: dalle casseruole alla padella svasata, dalla fagioliera al tegame. Mentre l’oggettistica contempla la bugia così come la fioriera o il porta caramelle.

Alessio si sofferma un po’ sull’uso dello strumento nell’arte culinaria: «Il rame, fra tutti i metalli utilizzati in cucina è quello che con le sue proprietà offre e garantisce la migliore cottura dei cibi. Chi vuole sbizzarrirsi, chef o casalinga, a creare le più svariate e personalizzate pietanze, senza alcun dubbio lo preferisce per le sue qualità». Gli chiedo quali. «Il vantaggio di distribuire calore uniforme, dal fondo alle pareti, è il segreto per mantenere autentici i sapori e inalterate le proprietà nutritive dei cibi. Poi il mantenimento costante del calore fa sì che le pietanze non si attacchino al fondo. La cottura più rapida rispetto all’alluminio e all’acciaio si traduce anche in un significativo risparmio energetico. Infine chi cucina con le pentole di rame si assicura soddisfazione ai fornelli e prestigio a tavola per il loro fascino estetico». Insomma: efficacia e bellezza.

Continuo a sfogliare, ed ecco un altro bambino, stavolta vestito da cuoco con il mestolo in mano. Come dire: la tradizione che si muove, ovvero: legame tra generazioni.

Adolfo Leoni, Il Resto del Carlino, Giovedì, 25 giugno 2020

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