MINORI PER MODO DI DIRE. Il massiccio parroco di Montefortino esperto in segreti caffé

Nei giorni scorsi ha preso in carico l’arcivescovo mons. Rocco Pennacchio e lo ha condotto all’Eremo di San Leonardo, superando la gola dell’Infernaccio e l’incrocio per Capotenna. Ha usato ovviamente un quad-bike per raggiunge il luogo più amato da Padre Pietro Lavini. Giunto al pianoro, don Giampiero Orsini ha mostrato la bellezza della Priora, il fascino della Sibilla e la situazione della chiesa e dell’annesso fabbricato. Poi, sempre con mons. Pennacchio ha fatto un giro per le chiese del territorio. Ce ne sono tantissime, quasi tutte squassate dal terremoto, se ne salvano giusto 3 o 4. «Questa è la situazione delle tre parrocchie di Montefortino di cui sono unico parroco».

Don Giampiero

Credo che abbia detto proprio così all’arcivescovo. Don Giampiero ha 65 anni, nativo di Castignano, la sua famiglia si spostò successivamente a Fermo. Da 24 anni si trova lassù in montagna. «So ormai unu de casa», spiega in dialetto. Quaggiù, invece, i suoi colleghi e conoscenti lo hanno ribattezzato «Massicciu», forse per i massicci montani cui è affezionato, ma forse per la sua stazza consistente. Quando don Giampiero fa il giro di tutte le sue chiese, copre 93 chilometri esatti. A disposizione ha una vecchia Renault 4×4, tenuta per i tempi della neve, e una specie di PK dove carica sedie e banchi. La montagna l’ha sempre amata. A 14 anni era già scout, e con la divisa di Baden Powell ha camminato Alpi e Appennini. Gli scout del Fermano gli debbono molto. Quando prestava servizio a Monte Urano ne ha formati parecchi. Quando poi è stato inviato a Sant’Elpidio a Mare ne ha messi insieme 120.

Don Giampiero come lo vedono gli amici

«Io al mare non mi ci trovo, non sto bene fisicamente» racconta, «Sono stato quattro anni a Porto Potenza Picena e in spiaggia ci sono andato due volte soltanto». Gli credo? Don Giampiero è portato allo scherzo e all’ironia. Con il mese di giugno ha iniziato a dir messa ogni sabato proprio a San Leonardo «perché lì si può incontrare tanta gente». Gli piacerebbe che quel luogo stupendo conoscesse una nuova presenza religiosa dopo la morte di Padre Pietro. Ma chissà. Il nostro parroco vive solo. In effetti solo non proprio. Può contare su due cani fedelissimi: black e white che ha preso il posto di jack. Ogni domenica celebra dalle due alle tre messe: nella chiesa di Santa Lucia, in quella di San Michele e, a giro, in una delle frazioni. Gli domando se ubbidisce a papa Francesco quando invita i sacerdoti ad omelie brevi. Mi risponde che, massimo, le sue durano 7-8 minuti, «sono veloci e torrenziali». Poi aggiunge una battuta che circolava nel Sessantotto: le prediche debbono essere «aderenti al soggetto, corte e aperte al dialogo». Come le minigonne? Sorride.

Nel periodo della pandemia ha fatto in modo di sistemare gli archivi parrocchiali. Però lui ha un segreto. Don Giampiero dorme poco e le ore insonni le passa a preparare una miscela. È un caffè particolare. Gli hanno scritto anche la rima: «Caffè sibillino, il caffè birichino, dal pre (te) di Montefortino». La ricetta? «La rivelerò solo a morte avvenuta: sul manifesto funebre». Buon lavoro, don Massicciu.

Adolfo Leoni, Il Resto del Carlino, Sabato, 4 luglio 2020

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