L’EDITORIALE. C’è tanta serietà da raccontare. E pure si racconta quasi solo il brutto (tanto atteso)

Ma l’Italia è così? La gente del lavoro è così? Gli imprenditori sono cosi? Le famiglie sono così?

Ma così come? Come vengono raccontati quotidianamente: pescecani, ladri, truffatori, mafiosi, violenti, uccisori di donne, pedofili, etc. etc. Perché così emergono da tv e grandi giornali. E, allora, come stupirci se l’Europa ci guarda sospettosa. Guarda sospettosa la classe politica – e a ragione, anche se in parte – ma guarda sospettosa, di conseguenza, anche noi, anche quelli che una volta componevano la società civile.

È come se la nostra comunicazione sia lanciata a rincorrere il peggio del peggio per una sorta di auto-flagellazione o estremo masochismo. Ci condanniamo a essere dipinti e a dipingerci per il non bene – leggasi anche: male – che facciamo. Questo gioco al massacro non mi piace. Mi veniva da scrivere: non ci sto! Ma lo disse il presidente Scalfaro che non era il massimo della simpatia.

Intendiamoci: non che i ladri non ci siano, i truffatori siano spariti, gli uccisori di donne abbiano deposto le armi, etc. etc., ma l’insistenza, la quotidianità, la ripetizione stanno plasmando una immagine fortemente negativa dell’Italia e una mentalità pericolosa tra gli italiani.

Ma intendiamoci ancora su un’altra cosa: l’oste dà il vino che gli si chiede, l’offerta viene fuori dalla domanda. E se la domanda è di sesso sangue soldi, l’offerta cavalca le tre esse.

Mettiamoci d’accordo, perché stiamo sprofondando.

Ecco spiegato a chi me lo chiede spesso il perché continuo a scrivere, qui a Vivere Fermo, su Il Resto del Carlino, sul blog Terra di Marca, rubriche che parlano di gente positiva, quella che tira avanti l’Italia, le Marche, il Fermano. Quella che ogni giorno si alza presto e cerca di combattere la crisi come può, quella che non s’arrende e guarda avanti, quella che cresce figli scommettendo ancora sul futuro, quella pulita ma che fatica a restar tale.

E i politici? Sapete già come la penso. Ma dipende da noi.

Adolfo Leoni, Domenica 5 luglio 2020

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