GENTE DI CAMPO. I frutti di bosco dei Sibillini

Sant’Ilario di Fiastra è un gioiello da vedere. 850 metri sul livello del mare, Sibillini a due passi, lago azzurrissimo poco distante. Ma c’è anche una piccola azienda agricola da visitare: Frutti di bosco. In queste giornate, la signora Genny Picchio, che ne è la titolare in quanto coltivatrice diretta, è impegnata nella raccolta delle more. Sul presto, quando il sole non picchia troppo, sale la collina che diventa pian piano montagna. Qualche volta porta con sé le sue gemelle di sette anni: Arianna e Giulia, che danno una mano e si fanno fotografare soddisfatte con la mamma e con i cestini pieni di frutti. E qualche volta scende in campo – è proprio il termine giusto – anche suo marito Vincenzo Liberti. Se oggi tocca alle more, qualche settimana addietro è toccato ai lamponi.

L’azienda è nata nel 2016 per valorizzare i terreni delle due famiglie: Picchio e Liberti. Erano stati tenuti solo a foraggio e cereali, la frutta si coltivava solo nell’orto. Occorreva allora una spinta nuova. Qualcosa di innovativo pur nella tradizione agricola. E che c’è di meglio dal far crescere e coltivare le more, i lamponi, i ribes bianchi, neri e rossi, e la fantastica mela rosa dei Sibillini? Appunto: nulla di meglio. Sin qui siamo nel campo del conosciuto. Ma l’uva spina chi la conosce? Io no! E anche questa cresce nei campi di Sant’Ilario. È un’uva selvatica, protetta da foglie e soprattutto da spine, da cui il nome. Entrando più nello specifico, l’uva spina fa parte della famiglia delle Grossulariacee, «una pianta che ha le bacche come i ribes ma molto più grandi, e con sapore differente».

Per cui, messe insieme le due campagne, è iniziata la nuova attività senza però l’abbandono della coltivazione di cereali e foraggio.

Il terreno di Sant’Ilario si è specializzato dunque per i frutti di bosco, mentre a Pollenza sono cresciute 200 piante di ulivo da cui trarre un brand d’olio composto soprattutto da Leccino e Piantone di Mogliano. Un po’ per uso famigliare, un po’ per la vendita alla clientela. Clientela che viene raggiunta grazie al passa parola, a facebook e a brochure. L’azienda non ha un punto vendita. Chi vuole acquistare i suoi “prodotti” prende appuntamento al telefono e si reca direttamente tra i campi.

Negli obiettivi della signora Genny ci sarebbe anche l’apertura di un punto vendita a Pollenza con tanto di laboratorio per l’olio.

Abbiamo detto dei clienti. Ma chi sono? Per rispondere, domandiamoci a chi può servire il frutto di bosco. Serve alle pasticcerie, alle gelaterie, ai ristoranti, alle confetterie e, in misura minore, ai privati. Servono per dare gusto e decorazione a torte, dolci in genere, gelati e via dicendo. Ecco, la clientela.

L’azienda è molto richiesta in occasione dei mercatini, come la Sagra della frutta a Montefiore dell’Aso. Ma la titolare non ce la fa a star dietro a tutto. Anche perché il lavoro è continuativo. La stagione dei frutti di bosco va da giugno a tutto ottobre, poi scatta la raccolta delle olive e la loro trasformazione in olio. E poi c’è la preparazione della campagna. Non ci si stanca certo.

Venerdì, 17 luglio 2020, Il Resto del Carlino

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