MINORI PER MODO DI DIRE. Un violinista, una corale, un santo

Un violinista, una corale, un santo (probabilmente prossimo). Il violinista è Stefano Corsi, 52 anni, fermano; la corale è la Fra Marcellino da Capradosso, corale francescana; il santo è colui che dato il nome al gruppo, santo canonicamente ancora non lo sarebbe ma nell’ambiente tanti lo riconoscono come tale. In queste settimane Stefano ha accelerato le prove. La corale sta registrando il suo terzo cd. L’obiettivo è quello di averlo in mano per Natale prossimo e presentarlo alla città nel tradizionale concerto del 5 gennaio. Di lavoro da fare ancora ce n’è. Tanto che anche in periodo di cattività da virus, il maestro Corsi ha continuato le prove on line, dando suggerimenti e facendo richiami.

Il maestro Corsi e la Corale in un concerto di qualche anno fa nel carcere di Fermo

Chi lo conosce dice che Stefano è piuttosto esigente, di quella esigenza però che estrae il meglio da ognuno. 25 sono i cantori cui si sommano un tastierista, una pianista e un chitarrista. Le musiche che il nuovo cd conterrà si distaccano dai programmi consueti di musica sacra. Ci saranno omaggi a Ennio Morricone con le sue colonne sonore, ci sarà Moon River, ci saranno… e qui è meglio lasciar qualcosa di non scritto per la sorpresa. Stefano Corsi è diplomato in violino, gli studi lo hanno portato a seguire il suo insegnante, prima al conservatorio di Fermo poi in quello dell’Aquila. Successivamente, dopo il militare è tornato a Fermo. La passione per la musica gli viene da lontano. Suo padre Mario, che musicista non era e neppure musicante, aveva un dono di natura: prendeva l’ocarina o il flauto dolce e tirava fuori melodie incredibili. Lo stesso con il violino di sua figlia Giulia, sorella più grande di Stefano. Grande melomane, non ha mai tralasciato un’opera lirica al teatro dell’Aquila, racconta Stefano. Qualche gene, forse più di uno, il figlio sicuramente lo ha eredità. Ma non è secondaria neppure la figura di padre Carlo, cappuccino organista e direttore del coro domenicale. Bambino di otto-nove anni, Stefano giocava con gli amici negli spazi del convento di Fermo. Prima della partita di pallone o altra iniziativa ludica, padre Carlo chiedeva una preghiera accompagnandola all’organo.

Concerto dinanzi al convento dei Cappuccini di Fermo

Anni dopo, venuto meno il cappuccino, a Stefano fu chiesto di dirigere il coretto domenicale. Proposta accettata! Poi è seguito un periodo di allontanamento fino a quando, 20 anni fa, c’era un matrimonio da arricchire con canti particolari. Stefano viene richiamato e impianta il primo germe della futura corale che, ufficialmente, si presenta nel 2010. Tre i concerti l’anno: il 5 di gennaio Epi-Fonia; il 20 febbraio per la commemorazione della morte di fra Marcellino; il due agosto per il Perdono d’Assisi. Le prove settimanali sono quattro come quattro sono i gruppi di voci. Non essendo professionisti, Stefano deve armonizzare le musiche in quel modo che lui definisce non canonico, ma sempre attentissimo all’intonazione e alle sonorità che, alle orecchie degli esperti, risultano molto originali.

Il primo cd, realizzato nel 2012, titolo “Miei cari fratelli…” dalle prime parole di una lettera ai fermani di fra Marcellino invitante ai buoni costumi, servì a presentare l’identità francescana della corale. Il secondo, uscito quattro anni dopo, fu proposto in un concerto al teatro dell’Aquila come momento di speranza dopo il terremoto.

Il terzo, in preparazione, servirà anche a raccogliere fondi per sistemare una porzione del tetto terremotato del convento. Dimenticavo una cosa: da piccolo Stefano s’addormentava ascoltando musiche napoletane. E quando il disco terminava, lui si svegliava, rimetteva in moto il giradischi e tornava nel mondo dei sogni. Sogni musicali, certamente.

Adolfo Leoni, Il Resto del Carlino, Venerdì 31 luglio 2020

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