ARTIGIANI VERI. L’artigiano fotografo: Simone Corazza. Dal cigno della Reggia di Caserta alla Cavalcata dell’Assunta

Un artigiano! Un artigiano fotografo. Così si definisce Simone Corazza, fermano, 45 anni. Qualcuno gli attribuisce un altro cognome: Desi. Ma De.Si. è il nome del negozio lungo via Molini dato dalle iniziali dei fratelli Demis e Simone. Chiarito questo, va detto che ad impressionarmi di Simone sono state le foto del presepe vivente nelle Cisterne romane, a dicembre scorso. Alcune sembrano quadri di Caravaggio tanta è la qualità del bianco e nero, dei volti, dei particolari. Né il nostro s’è smentito nell’ultima edizione della Cavalcata dell’Assunta quando, nella Notte della Luce, ha colto atteggiamenti, sguardi e pigli di personaggi da vero artista… e artigiano dell’immagine.

Il Presepe vivente alle Cisterne romane

Corazza è il fotografo della Cavalcata dell’Assunta e da qualche tempo anche il foto-reporter di Cronache fermane.

A dieci anni il battesimo “professionale”. Suo padre Angelo, fotografo per passione prima per lavoro poi, gli aveva messo in mano una Yashica fx3 completamente manuale. Simone aveva visto suo padre fotografare ma lui non l’aveva mai fatto. Eppure, a Caserta, nella Reggia reale, in gita con la sua classe delle elementari, scattò una foto ad un cigno nel laghetto, che divenne un poster epico. La mano dell’artista c’era, fin da allora, sviluppatasi ulteriormente aiutando suo padre nei fine settimane, libero da lezioni.

Cavalcata dell’Assunta 2020: la Notte della Luce

Poi il diploma all’Istituto Industriale Montani da perito elettronico, il servizio militare nei carabinieri e il ritorno a casa per aprire con suo padre un altro negozio a Porto San Giorgio, in via Oberdan. Matrimoni, battesimi, comunioni, feste dei diciotto anni. Suo padre scattava lui riprendeva, perché Simone nasce come video-operatore tra i primi ad usare la doppia telecamera nelle cerimonie. Quando Angelo va in pensione, Simone gli subentra.

Gli domando cosa pensi del digitale. «La facilità con cui si possono scattare centinaia di foto aiuta il fotografo. Però…». Però? «Prima occorreva conoscere la macchina: la luce, il rullino giusto, l’otturatore, il diaframma. Gli scatti erano pensati. Credo che il fotografo vero sia questo».

Le sue foto dimostrano sensibilità e anche un po’ di commozione. Lo ammette: «Quando mi trovo ad una cerimonia e magari c’è un gruppo musicale, mi lascio coinvolgere, qualcosa mi muove dentro… e lavoro meglio». A Simone non piacciono le foto in posa. A suo dire, i soggetti non dovrebbero guardare la macchina, dovrebbero essere il più naturali possibile. «Quello che voglio, ma anche quello che è più difficile, è coglierne la personalità». Si può con uno scatto? «Cerco di farlo. Comunque la cosa più importante è il saper guardare e l’esperienza fatta sul campo». Preoccupazioni? «Le comunioni con tanti bambini mi mettono ansia: occorre accontentare tutti i genitori, essere equilibrati». Anche qui usi la foto improvvisa? «Procedo in due modi: la foto classica e l’altra, quella che tu definisci improvvisa. Ai genitori faccio vedere prima gli scatti classici poi dico loro che ce ne sarebbero altri. Capita spesso che prediligano i secondi».

Simone Corazza

Soddisfazioni? «Beh, gli sposi cui ho realizzato servizi sono diventati miei amici». Problemi? «La crisi si fa sentire. L’ultimo anno buono è stato il 2010. Ora bisogna correre, prendere tutto quel che capita e non aspettare. Il lavoro non viene più, va cercato». I cellulari? «Li si può usare per foto di qualità non eccelsa». Arrivano clienti… Buon lavoro, Simone.

Adolfo Leoni, Il Resto del Carlino, Giovedì, 3 settembre 2020

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