La violenza cresce. L’educazione latita

La prima domanda dovremmo rivolgerla a televisione e cinema, più esattamente dovremmo rivolgerla a chi c’è dietro: sceneggiatori, registi, scenografi, autori, scrittori etc. etc.. Sono loro i nuovi educatori.

Attraverso loro passano immagini, si costruiscono storie di inaudita ferocia. Inaudita!

L’omicidio di Colleferro, con calci e pugni quando la vittima era già a terra esanime, ripete il copione di una delle tante scene viste in tv e nei film. Lo stesso copione, la stessa belluinità.

Non c’è opera cinematografica o sceneggiato che non ne contempli una. A fronte di questa invasione di crudeltà insensata, emerge una figura umana, il protagonista, che non si rende conto di quello che fa, che ha fatto..

Lo studente universitario di infermieristica che ha vibrato 60 coltellate alla coppia leccese, ha definito il suo gesto «una cavolata». Capito? Una cavolata!!! Come aver rotto il vetro di una finestra con la fionda. Una cavolata!!!

Definizione preoccupante, la sua. Che sia la mancanza di una parola adeguata ad esprimere il suo gesto o l’incapacità di comprendere il gesto stesso? Credo la seconda: incapacità a comprendere che si sta uccidendo una persona, e in modo terribile!

E qui entrano in ballo certi video giochi, dove procurare la morte è quasi uno scherzo, una «cavolata». Semplice, facile, inconsistente.

Vogliamo chiamarlo nichilismo? Relativismo? O solo Nullismo?

Il punto, allora, forse sta nel cambiare strada, nel proporre una positività della vita, che non è il dolciastro «vogliamoci bene». Che non vuol dire censura, ma riscoperta del valore dell’esistenza, del prossimo, delle persone. E certamente non è l’ossessiva ripetizione di scene cruente spacciate per normalità di vita.

Vorrei ascoltare psicologi, preti, politici, scrittori. Vorrei che avessero il coraggio di dire: abbiamo sbagliato, questa cultura dell’inconsistenza delle azioni porta solo al disfacimento; dobbiamo imboccare una via diversa. Indicare tragitti, testimoniare che si può vivere diversamente.

Ho un dubbio: che della vita costoro, anche i preti, vedano solo la parte negativa, non avendo quindi la proposta agli antipodi: il bello e il gusto dell’esistere.

Adolfo Leoni

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