Il Cammino per le terre dell’Insorgenza

Mi torna tra mano la locandina di un film che presentai al cinema Italia di Macerata due anni fa: La Banda Grossi, regista Claudio Ripalti. Il contenuto: anno 1860, la zona raccontata è quella del nord della nostra regione, Gola del Furlo in specie. Storia in chiaroscuro di una ribellione marchigiana alle vessazioni del costituendo stato unitario, o, meglio, piemontesizzazione. Per una corrente storica si trattò di solo brigantaggio. Per altri, di una ribellione. Per altri ancora, specie al sud, di una prima guerra di classe.

Il tema mi è caro. E ne tratto come di un Cammino da proporre. Sicuramente nelle zone del Furlo, ma anche nelle aree contigue della Marca del Sud. I Monti della Laga, ad esempio. Da Talvacchia a Cervara, condussi nel 2011, grazie al Festival dell’Appennino, 120 persone raccontando del generale Sciabolone (Giuseppe Costantini) che, nato a Lisciano, di professione artigiano, prese le armi contro l’armata francese che Vittorio Alfieri aveva definito “un pidocchiume” dedito a ladroneggiare. Lisciano, Mozzano, Ponte d’Arlì, Campodanù: territori che videro «i Montagnoli» insorgere. Da visitare.

Il Colle Vissiano di Fermo dove si costituì l’esercito insorgente

C’è poi Montegallo, che fu luogo di riunione degli Insorgenti che si stavano organizzando e dove fu portato il generale De Lahoz che, abbandonato Napoleone di cui era vice alla Legione Lombarda, stava spostandosi su posizioni insorgenti. Da Montegallo, attraversiamo Force, per raggiungere Montelparo. Da qui due padri agostiniani, tra cui il priore Enei, radunarono un gruppo di contadini e artigiani in armi. Ora c’è Santa Vittoria, dove gli Insorgenti pretesero le chiavi della città. Scendiamo a Servigliano-Castel Clementino dove i capi delle bande insorgenti si incontrarono con ufficiali borbonici per un salto di qualità: dalla guerriglia di montagna alla guerra in pianura. I francesi però seppero. Una spia di Monteverde rivelò il luogo dell’incontro: Molino Miconi, Piane di Falerone. I francesi arrivarono, costeggiarono il fiume Tenna in piena. Era la notte tra il 27 e 28 maggio 1799. Gli insorgenti furono sorpresi e uccisi. Linciato il suddiacono Marino Baglioni da Belmonte Piceno. Indossava la veste talare. Ucciso anche il giovane ufficiale Luigi Navarra, raggiunto nei pressi de La Castelletta. Poi il sacco di Castel Clementino.

Undici anni fa la Compagna il Murello di Montelparo mise in scena il mio testo sull’assalto e la strage di Castel Clementino. 300 spettatori sulle sponde del fiume.

Ricordo il grande animatore della rievocazione, l’indimenticato dottor Sandro Totti, primario medico in Ancona.

Da Castel Clementino, possiamo raggiungere Fermo e guardare da lontano il Colle Vissiano. Oggi vi si ergono una croce e un serbatoio. Fu la caserma dove il gen. Giuseppe De La Hoz costituì il primo esercito di liberazione. Quel colle era stato convento cappuccino e in precedenza abbazia benedettina. Per chiudere il Cammino proporrei Sant’Elpidio a Mare dove il 21 febbraio 1797 i contadini stanchi delle ruberie presero vecchie armi e insorsero. Da una finestra, un tremebondo sacerdote cercò di placare l’ira popolare esponendo il santissimo Sacramento. «Non l’abbiamo con Cristo ma con i francesi» gridarono i campagnoli.

Sarebbero da inserire Amandola, Falerone, Caldarola, Camerino, Visso e altre località dove la gente più povera disse “no” alla prepotenza. Un Cammino, palpitante, nella storia.

Adolfo Leoni, Il Resto del Carlino, Domenica, 4 ottobre 2020

Una risposta a "Il Cammino per le terre dell’Insorgenza"

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  1. ci stiamo incontrando tutti di nuovo… Non dimenticare che il Sacro Romano Impero di Carlo Magno, che su ispirazione dello Spirito, fu deciso qui, nel Piceno, in Val di Chienti. Lo abbiamo riscoperto e stiamo difendendo la nostra Civiltà cristiana euroepa iniziata 1200 anni fa.

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