Franco Virgili, il mago dei mattoni fatti a mano.

“Mattoni fatti a mano”. Recita così il cartellone pubblicitario che s’incrocia sulla strada per Amandola. Una freccia indica il lago di San Ruffino. La fornace sorge lì, a 300 metri, ma sotto il comune di Monte San Martino. Franco Virgili è il suo patron. 70 anni, continua un lavoro che è anche la sua passione. Nella grande stanza-capannone, su una parete sono appesi oltre cento stampi differenti, forse 150. Servono per realizzare pezzi speciali per caminetti, colonne rotonde, cornicioni, archi, davanzali, battiscopa, etc.. Pezzi speciali e pezzi artistici insieme. I mattoni sono fatti a mano, appunto, e nelle forme e dimensioni più svariate, da quelle tradizionali a quelle più ricercate, con «una straordinaria capacità di integrarsi con ogni tipo di materiale rendendolo ideale per qualsiasi architettura».

Franco Virgili e i suoi mattoni fatti a mano

Ogni stampo ha una forma diversa ed è realizzato in legno. «Ma non il legno fresco, – spiega il titolare – ma il legno stagionato, quello che resta dei restauri di mobili antichi». Lo stampo non deve avere chiodi, ma intarsi, incastri. I chiodi indebolirebbero e consentirebbero l’infiltrazione dell’acqua, con le comprensibili conseguenze; al contrario, l’intarsio con l’acqua diventa ancora più serrato e consistente. Esiste poi un altro problema. Il pezzo realizzato su legno fresco non si staccherebbe dallo stampo.

I preziosi stampi

I pezzi speciali vanno dai 10 ai 40 centimetri, spiega Franco, che ha decelerato invece sulla produzione delle mattonelle, «che hanno costi di gestione troppo elevati». Gli stampi risalgono indietro negli anni, «quando furono realizzati dagli artigiani restauratori di Amandola». Ora non ce ne sono quasi più.

«Un mattone fatto a mano necessita di acqua, terra e paglia. – spiega Virgili – La paglia è importantissima. L’argilla è quella del mio terreno attiguo».

La versatilità dell’argilla consente di soddisfare tutte le esigenze e richieste personalizzate (forma e dimensione) attraverso la realizzazione di mattoni su misura lavorati uno ad uno. Nessun macchinario, al di fuori della fornace ovviamente dove si possono cuocere sino a mille pezzi. Il lavoro non è semplice. C’è la preparazione negli stampi, c’è la cottura – 36 ore nel fuoco e 36 ore per l’asciugatura – che occorre che sia governata per poter dare il colore. Franco non usa alcun additivo. E c’è la tempera di cui il nostro mantiene però il più stretto segreto, «ce lo passiamo di padre in figlio». Mi racconta di quando lui era figlio. Suo padre era agricoltore e allevatore di maiali e pecore. Finite le lezioni a scuola, Franco aveva il compito di portare gli animali al pascolo, di badarli, o, come si dice in dialetto, “a parà le peco”. E mentre quelle brucavano, lui costruiva casette con l’argilla. Una premonizione. Un destino. La fornace nasce nella seconda metà degli anni Ottanta. In precedenza, Virgili aveva operato nell’ambito del movimento terra. E la Le.Sa. di Virgili Srl, continua con suo figlio Eros. Cosa gli piacerebbe oggi? Che le scuole visitassero la sua fornace, che qualcuno imparasse il suo mestiere. Che i mattoni fatti a mano continuassero ad essere prodotti artigianalmente. Perché «la passione e l’amore per la qualità prendono forma nell’esperienza che infondiamo nei nostri laterizi artigianali e da decenni ci distinguiamo nel campo della loro produzione». Un patrimonio di conoscenze da tramandare.

Adolfo Leoni, Il Resto del Carlino, Giovedì, 8 ottobre 2020

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