I viaggi, la cucina, la pizza di Matteo Malaspina

La prima cosa che gli domando è se posso definirlo artigiano della pizza. «Certo che sì. È esattamente quel che penso del mio lavoro». Sono all’interno del My Pizza, in piazza del Popolo a Fermo. Il locale è stato aperto il 20 ottobre del 2019. Fuori sta correndo la Mille Miglia. Dentro, mascherina d’ordinanza, Matteo Malaspina mi racconta della sua professione. Matteo ha 27 anni, fermano doc, ha girato il mondo. Prima di inquadrarvelo, parto però proprio dalla pizza e da quell’atteggiamento positivo, sorridente, speranzoso, che lo rende simpatico già al primo contatto.

Matteo nella sua My Pizza

Pizze d’ogni tipo escono dalle sua mani. Ma con alcuni punti fermi e inderogabili: l’uso di farina esclusivamente biologica e prodotti a km. zero. Fornitore è un mulino di Montefiore dell’Aso noto per qualità e serietà (mulino Agostini). I salumi arrivano da Petritoli. Anche in questo caso l’azienda è rinomata (Recchi). L’olio biologico è anch’esso di Petritoli (Agostini). La mozzarella sale da Porto Sant’Elpidio, dove un allevatore sta crescendo bufale in due aree del Fermano (Il Faro). La frutta viene acquistata nelle campagne lungo il Tenna. E la salsa di pomodoro è fatta in casa, «niente scatolame».

Alcuni dei riconoscimenti ottenuti

Le uniche confezioni sono quelle di alici che giungono da San Benedetto del Tronto. Con questi ingredienti, Matteo si cimenta quotidianamente. Il locale è piccolo ma accogliente. Su una trave orizzontale, sono stati fissati i riconoscimenti ottenuti. Ne conto una ventina. Ne sono molti di più ma lo spazio non era sufficiente a contenerli tutti.

Matteo con il noto chef Gordon Ramsay

Ed ora il mondo girato. Eh sì, perché Matteo, terminati gli studi all’Alberghiero di Sant’Elpidio a Mare, invitato in Australia da una sua insegnante, s’è trasferito nell’altro emisfero dove ha lavorato in un grande ed importante forno, al Palazzo Versace Gold Coast, successivamente, mettendosi in proprio e sfornando pizza e dolci marchigiani che piacevano molto agli australiani. Finita l’esperienza in quel paese, per motivi di visto e per il gusto di sperimentare, Matteo è partito a bordo di alcune navi da crociera. Dai fiordi del nord ai Caraibi, dall’Alaska al Canada, dal Giappone al Vietnam. Impegnato nei ristoranti di bordo italiani è diventato prima «Capo Partita» quindi «Italian Chef». Anche in crociera i riconoscimenti sono fioccati. Ed ora un’altra sfida: tutta locale. «A volte mi fa un po’ strano stare qui in piazza del Popolo a Fermo dopo aver vissuto in grandi città. Però debbo dire che la bellezza dei nostri ambienti è incomparabile. Quando si sta all’estero matura un punto di vista diverso. Si apprezza di più dove siamo nati».

Imbarcato

Mentre parliamo entra un giovane che chiede una birra. Sbircio il frigo: niente Coca Cola, niente Pepsi, niente bevande che non siano locali. Le birre sono artigiane, prodotte con orzo italiano e grani antichi: la Jester primeggia. Anche il caffé – il Perfero – è prodotto da un’azienda di Marina d’Altidona.

Esco dal My Pizza con la soddisfazione d’aver incontrato chi non s’arrende. E già si profilava il nuovo DPCM e le sue pesanti ricadute economiche. Ho voluto raccontare Matteo perché è un esempio di chi non molla e guarda al futuro senza paura. Con una sottolineatura però: «All’estero, – mi ha detto – chi si impegna viene premiato. E i lacci burocratici sono minimi». Come dire: Italia, sveglia, cambia sistema, non soffocare i giovani che vogliono darsi da fare. Come il nostro artigiano della pizza.

Adolfo Leoni, Il Resto del Carlino, Giovedì, 29 ottobre 2020

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