La Gioia dei sassi. Il piccolo restauro di Franca Coltrinari

«Se si fanno le cose mettendoci amore, quell’amore ti ritorna. Se hai un atteggiamento positivo verso la vita, la tua vita sarà più piacevole». La firma è di Haruki Murakami, scrittore giapponese. Il significato profondo è un po’ la bussola e l’atteggiamento di vita cui si ispira Gioia Gioiosa, una donna che ha ritrovato il gusto della manualità ora che è pensione e che il tempo è meno tiranno. Gioia Gioiosa! La chiamano così a Campofilone, dove vive con la famiglia, le persone che incontra al supermercato, in farmacia, per strada. E’ lo pseudonimo da facebook. Al registro dell’anagrafe è invece Franca Coltrinari, originaria di Grottazzolina, diplomata maestra d’asilo, poi infermiera per lunghi anni. Ed ora, per passione ed hobby, amante del piccolo restauro. Ma non solo di quello: anche pittura, anche disegno, anche ornamento. A volte, Gioia/Franca la si incontra lungo la spiaggia o sui sentieri del paese. Guarda in basso, scruta oltre le siepi, cerca qualcosa. Cerca i sassi, le piccole pietre. Ogni forma originale l’attira e nella sua mente scatta l’identificazione con un uccello, un gatto, un forma animata in genere. Ne anticipa già il futuro. Allora, prende il sasso o la pietra, lo mette nella sacca e se ne torna a casa già rimuginando il disegno da fare nel laboratorio casalingo ingombro di pennelli, colori e minuscoli attrezzi da restauro.

Il giorno in cui ci siamo sentiti stava lavorando ad alcuni quadretti su cui aveva realizzato l’albero della vita. Mi scappa di parlarle di Yggdrasill, l’albero cosmico della tradizione norrena. Ascolta attenta, sa ascoltare, cattura significati. Virtù rara.

Tra gli oggetti che le hanno dato maggior soddisfazione, c’è un vecchio baule, di quelli bombati, di quelli fine Ottocento dove le spose trasportavano la dote e dove riponevano le lenzuola e le tovaglie più belle, quasi un forziere. Vedo la foto. Era pieno di tarme, di buchi, c’era addirittura della terra incrostata tutt’in giro. Probabilmente era stato tenuto in una stalla. È tornato nuovo, con le fasce di ferro senza più un filo di ruggine, e il legno trattato con arte.

Noto anche quella tenera Madonna con il Bambino in braccio. La cornice era logorata dal tempo, forse anche dai trasferimenti; gli angoli erano sfrangiolati, i colori consunti. Ora sembra uscito da poco dalle mani del primo realizzatore.

Franca/Gioia Coltrinari/Gioiosa

Il pennello di Gioia/Franca scivola leggero sul vassoio rosa. «In autunno – dice – c’è chi ama osservare le foglie che cadono; a me piace vedere i colori che nascono». E lei lo sta arricchendo di graziosi arabeschi.

La sua manualità le proviene dalla scuola o, meglio, a scuola le si è dispiegata completamente. Una maestra d’asilo deve far sviluppare la creatività e la manualità nei bambini. Ed eccola, allora, dar fondo alla sua fantasia comunicata ai più piccoli. «Ho fatto di tutto – racconta oggi – ho lavorato con il cartone, il pongo, i colori». Da ragazza s’è anche cimentata con i dipinti ad olio.

Oltre al restauro, ama i cavalli. Non li monta. Ma li ammira per la loro snellezza ed eleganza. Li ha visti attraversare le praterie, il deserto, le dune, le colline di Gran Canaria. In quel paese c’è stata tre mesi appena la pensione. Quasi un tempo sabbatico per riconvertirsi. Ci lasciamo, parlando purtroppo del Covid-19. Dobbiamo salvare non solo il corpo, mi fa capire, ma anche l’animo, la mente, l’immaginazione. «E l’arte ci salva»

Adolfo Leoni, Il Resto del Carlino, Giovedì 5 novembre 2020

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