Marche Film Commission: si può fare di più. Per l’immagine dei territori

Fania Petrocchi, produttrice RAI, origini marchigiane. Il nome deriva dal greco “Luce”. E mai avrebbe pensato di lavorare proprio con la luce delle riprese cinematografiche e televisive. Da oltre venti anni segue per la RAI la produzione di miniserie e serie. Ha lavorato con Carlo Lizzani, Lina Wertmuller, Nino Manfredi e con Gigi Proietti. «Una perdita improvvisa – dice – e per me un autentico dispiacere». Ora sta collaborando con registi più giovani, da Michele Soavi a Simone Spada, che ha firmato le ultime due stagioni della serie poliziesca “Rocco Schiavone”. Ha seguito anche molte coproduzioni internazionali, da “Guerra e pace” al ciclo sulla famiglia dei Medici e sul Rinascimento. Ha lavorato con attori come Jon Voight e Dustin Hoffman, e con autori come Frank Spotnitz, l’inventore della serie “X-Files”. Ma, da buona marchigiana, ha sempre tenuto i piedi ben piantati per terra.

Fania Petrocchi di fronte al grande Gigi Proietti

Come vede questa nostra terra, lei, che ha radici marchigiane?

«Una terra che ha conosciuto uno sviluppo manifatturiero impetuoso negli anni ’70 e ’80. La globalizzazione prima, il terremoto del 2016 e le conseguenze del Covid-19, hanno portato però ad una crisi profonda. Economica, sociale e di identità».

Se dovesse chiudere gli occhi, pensando alle Marche quale carattere distintivo nota rispetto ad altre regioni?

«L’operosità e la voglia di fare. E anche la semplicità e l’ironia, che pochi conoscono ma che qualcuno ha saputo cogliere. Penso a Scola e al ragionier Palmarini, un indimenticabile personaggio di un classico della commedia all’italiana: “Riusciranno i nostri eroi a ritrovare l’amico misteriosamente scomparso in Africa?”.

Sul piano delle risorse le Marche possono vantare la bellezza di tutte le città capoluogo, ma anche quella della miriade di borghi splendidi che punteggiano l’entroterra. Non è certo la ‘materia prima’ a mancare. E tuttavia questa ricchezza è poco nota».

Il suo mestiere l’ha portata a produrre sceneggiati nella Penisola. Perché le Marche sono pochissimo prese in considerazione?

«Qualcosa in questi ultimi anni è stato prodotto: qualche film d’autore o indipendente, e da ultimo alcune stagioni a Fabriano della serie televisiva RAI “Che Dio ci aiuti” con Elena Sofia Ricci, e la serie “Scomparsa” con Vanessa Incontrada, che aveva qualche esterno girato a San Benedetto del Tronto. Ma se pensiamo, non dico a Torino o Roma, ma a città come Viterbo o Spoleto, si tratta di una presenza ancora episodica. Credo che, da un lato, ci sia una difficoltà non ancora del tutto superata a comunicare e a promuovere sul piano turistico le Marche come ‘marchio’, se mi passa il bisticcio di parole. E, dall’altro lato, penso ci sia una più specifica difficoltà a mettere insieme istituzioni, cervelli e risorse organizzative e finanziarie».

La Regione si avvale di un braccio operativo: la Marche Film Commission cui spetta promuovere il territorio. Qualcosa sembra però inceppato. La politica?

«Non conosco nello specifico l’organizzazione e l’attività di Marche Film Commission, mentre ho incontrato di frequente esponenti di altre film commission: di Torino, della Toscana, dell’Emilia-Romagna, della Puglia… persino della Valle d’Aosta e della Sardegna. Ma in effetti non sono ancora mai entrata in contatto con rappresentanti delle Marche. La politica da sola non basta a convincere una società di produzione ad investire su un territorio. Ci vogliono attività e incentivi specifici e più concreti».

Dal suo punto di vista e dal suo osservatorio, cosa consiglierebbe di fare?

«Ripeto, non ho avuto modo di toccare con mano le attività realizzate in questi anni, e non dubito che siano state importanti. Ma sento di poter dire che si potrebbe implementare quanto già fatto e allargare il campo. Occorrerebbero specifiche iniziative di comunicazione e una ancora più grande valorizzazione dei talenti artistico-produttivi e delle risorse turistico-ricettive locali. E anche mettere in campo concrete attività di tipo organizzativo. E spero con questo piccolo contributo di poter riaprire in modo costruttivo una riflessione su queste tematiche. Da professionista e da marchigiana.

Adolfo Leoni, Il Resto del Carlino, Mercoledì, 11 novembre 2020

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