La Colletta Alimentare al tempo del Covid. Si fa ma sarà diversa.

Quest’anno non li vedremo con la pettorina gialla affaccendarsi dinanzi ai 54 supermercati del Fermano. Non porgeranno il sacchetto, non lo riprenderanno ringraziando all’uscita, non lo depositeranno negli appositi contenitori, non lo trasporteranno alla Freccia dell’Adriatico per caricarlo sui tir diretti al magazzino di raccolta di San Benedetto del Tronto.

Quest’anno, a causa del maledetto Covid-19, la Colletta non si farà nelle modalità consuete, quelle che per anni ci hanno interpellato per il senso di festa, per la gentilezza, la capacità di mobilitazione di una marea di volontari di tutte le sigle, e per la grande quantità di alimenti raccolti e che sono serviti a sostenere numerose famiglie e istituzioni: 80 solo nel Fermano. Ma la Colletta alimentare si farà ugualmente. Si farà in altre forme, per garantire la massima sicurezza. In quelle forme che la creatività dei collaboratori del Banco Alimentare, ideatori dell’iniziativa, hanno pensato giusto e buono proporre. I volontari ci saranno, ma in numero minore. Non ci sarà invece calca alle casse perché la nuova formula: quella dell’emergenza, sarà l’acquisto, e sin da ora, di una card da 2, 5 e 10 euro. Una card che si potrà acquistare direttamente al supermercato oppure on-line. La card, successivamente, sarà trasformata in acquisto di cibo. Cambia dunque la forma ma non la sostanza, anche perché le necessità della popolazione sono aumentate considerevolmente.

Per prepararsi adeguatamente a questa nuova modalità, i volontari del Fermano si sono ritrovati recentemente su zoom. Insieme a loro, si sono collegati l’arcivescovo Pennacchio e il sindaco Calcinaro. Il primo cittadino di Fermo ha inteso sottolineare un aspetto importante della Colletta: mentre tutto sembra sciogliersi e liquefarsi, il gesto della Colletta mette in campo tante persone. Come dire: le abitua a lavorare insieme. Aiuta a cambiare la mentalità. E quanto bisogno c’è, oggi in specie, che si lavori insieme e si cambi mentalità!

Per Mons. Pennacchio quella 2020 «non sarà una Colletta mutilata. Sarà invece una Colletta da ricordare, perché ciò che interessa veramente è percepire il significato del gesto, il senso ultimo. Quindi, nessun scoraggiamento, ma attenzione più di sempre a quel che si fa». Sicuramente la Colletta è dare una mano a chi ne ha bisogno, hanno detto i responsabili locali Simona e Filippo, ma anche rendere incarnato nel quotidiano uno stile di vita fatto del dono di sé. Perché i volontari questo fanno: si donano per donare. Se così non fosse, ha precisato mons. Pennacchio, «la carità non sarebbe generativa», sarebbe solo un gesto filantropico, occasionale, un’emozione del momento. «La Colletta – ha concluso il presule – rende chiari i rapporti tra le persone e rende presente il modo di agire di Dio».

Di una «ragnatela di bene stupefacente» ha parlato don Luigi Traini, parroco di Campiglione di Fermo. Un «desiderio di bene» colto anche dall’imprenditore Enrico Cognigni, titolare della Freccia dell’Adriatico, rimasto colpito negli anni scorsi «dall’incredibile mobilitazione e organizzazione dei volontari, dal lavoro di gruppo e, soprattutto, dal clima di amicizia». Una Colletta che cambia forma ma resta identica.

Adolfo Leoni, Il Resto del Carlino, Sabato 14 novembre 2020

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