Le Confessioni di Camilla, quattordicenne senza scuola, senza amici, senza emozioni e sorprese. Ma in attesa di nuovi tempi

Quando le propongo Veronica come nome di fantasia colgo da skype, con cui siamo collegati, una leggera smorfia di diniego. Le domando allora quale vorrebbe. «Camilla andrebbe bene», risponde. E Camilla sia!

La mia interlocutrice è una ragazzina di 14 anni, esile, sguardo sveglio, occhi curiosi. Figlia unica di una coppia di amici. Abita l’entroterra fermano. Frequenta il primo anno di un liceo a Fermo. Mi ha chiesto anonimato per sé e per la sua scuola. Non perché ci sia qualcosa di compromettente, ma perché è molto riservata, e non ama mostrarsi. Però ha qualcosa da raccontarmi, qualcosa di lei, delle sue emozioni, di come vive questa stagione.

Abbiamo parlato dei banchi a rotelle, degli eventuali orari sfalzati, della pesantezza della didattica a distanza. Ma loro, i giovani, cosa provano, cosa avvertono, come reagiscono. Ecco perché ho cercato Camilla. Perché mi dicesse di lei.

Era al balzo dalla scuola media a quella superiore. Il primo superiore che vuol dire nuove materie, nuovi insegnati, e primo passo verso il futuro professionale. Invece no: a casa! ristretti!

«Non mi ponevo tante aspettative da questo passaggio, le tenevo a freno, non mi volevo creare illusioni. Volevo essere sorpresa, era la novità che doveva colpirmi». Non credo che Camilla abbia letto il Montale che poetava del viaggio: «solo un imprevisto è la sola speranza». L’imprevisto, la sorpresa! Il primo giorno in aula è stato quel 14 settembre che resterà nella memoria. «Eravamo tutti tesi, seduti distanziati, muti, ci guardavamo. Non ci siamo mai alzati, non sapevamo come muoverci. A ricreazione, si sono formati due gruppi: – racconta – quello degli estroversi e quello dei timidi». E gli insegnanti? «Quelli che abbiamo avuto tempo di incontrare sono stati simpatici, hanno cercato, come potevano, di metterci a nostro agio. È stato un bell’avvio». Poco più di un mese e arriva la chiusura. Tutti a casa! Tutti confinati! E la DAD che si sostituisce al rapporto, ai gruppi, alla socievolezza e socialità. «A casa non è la stessa cosa. Mi manca il rapporto con l’insegnante e con i compagni, anche con i loro scherzi. Stava nascendo, ora s’è sfocato». Ma non vi sentite più? «Sì sì, ci sentiamo. Ci si telefona, abbiamo gruppi whatsapp. Ma la vicinanza fisica è un’altra cosa». E gli insegnanti? «Quando si sta in aula, con il professore si parla anche di altro, non solo della materia. Si parla anche della vita. In DAD invece è solo la materia che emerge». Come ti senti?

«Mi sento sola e mi annoio. Alle 16/16,30 i compiti li ho già terminati». E poi? «Ti faccio un po’ ridere: vado su youtube e copio gli esercizi fisici. Mi tengo allenata. Poi ci sono le serie tv per giovani. Sto seguendo una sul gossip girl». Mi dicevano i tuoi che eri una lettrice vorace. «Non lo sono più. Leggo molto meno. Mi è passata la voglia. Nessun libro mi prende sul serio. Manca l’insegnante che me ne parli, me lo sveli, che me lo faccia amare». Ed ora che non esci, come ti vesti? «È un abbigliamento free: maglioni, pantaloni comodi, a volte anche pigiama per un giorno intero…». Mi hanno detto di un’altra tua passione. «Cucino. Mi piace far di tutto. Ultimamente una crostata di albicocche e prugne. Però…» Però? «Però la scuola mi manca, mi mancano gli amici, gli orari precisi, le piccole trepidazioni, le interrogazioni alla cattedra, le complicità, il sorriso e il pianto. Spero che si torni alla normalità. Voglio vivere la mia vita».

Adolfo Leoni, Il Resto del Carlino, Giovedì 15 novembre 2020

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