La riscossa degli orti. Dalle province alla grande metropoli

Al vecchio che passeggiava sino a poco tempo fa intorno alla Quercià de Capita’, sul colle dove oggi sorge l’Officina del Sole, tra i paesi di Rapagnano, Magliano di Tenna e Montegiorgio, 70 anni prima il prof. Flaminio Fidanza aveva consigliato di respirare proprio quell’aria lì, più energetica che altrove. Gli avrebbe fatto bene. Così come gli avrebbe giovato la cura dell’orto una volta in pensione. Gli orti sarebbero stati una risposta efficace all’invecchiamento del corpo e della mente. Fidanza non era l’ultimo arrivato. Era docente universitario e tra i più illustri nutrizionisti a livello internazionale. Propugnava gli orti. E gli orti per anziani sono stati realizzati in molte parti d’Italia. Anche le Marche hanno avuto i loro. Da Fano a Macerata sino ad Altidona dove è stata una privata a mettere a disposizione recentemente 14 porzioni di terreno per attività fisica e per alimentazione. Dal 2013 a Fermo, in via degli Orlandi, a due passi dalla porta di San Giuliano, Legambiente Terramare gestisce uno spazio a ridosso delle mura storiche dove vengono coltivate erbe, verdure e fiori, e dove si sono organizzati, prima del Covid, anche corsi per quanti desideravano cimentarvisi. Ma non solo per loro.

Anche gli ospiti della Comunità di San Girolamo vi hanno messo le mani. Così come i bambini di alcune scuole fermane. Un modo, tra gli altri, per far capire ai più piccoli che le fragole, ad esempio, non crescono al… supermercato. Anche i detenuti del carcere di Fermo si sono avvalsi di un piccolo orto all’interno del perimetro dell’Istituto. L’idea era stata lanciata dalla Caritas locale.

Ma, facendo un giro per il territorio e sbirciando i balconi, si scopre che anche nelle nostre abitazioni ha preso piede l’orto domestico, anzi: l’orto del balcone. Perché basta un piccolo spazio per coltivare pomodori, lattuga, camomilla, timo e via piantando. La giovane signora di Falerone con cui ho parlato mi ha rivelato il segreto. «Tutto sta nel saper selezionare il tipo di ortaggio e capir bene l’esposizione alla luce». Ma torniamo agli orti urbani. Urbani e sociali. Perché anche luogo di incontro. Specie nei centri più grandi. È proprio di questi giorni l’uscita di un importante libro dal titolo: «La città degli orti. Coltivare e costruire socialità nei piccoli spazi verdi della grande Milano». Il volume è stato realizzato a cura dell’architetto Mario Cucchi (Consigliere di Italia Nostra, e gestore del Centro di Forestazione Urbana) e degli urbanisti Daniela Gambino (architetto e ricercatrice PoliMi) e Antonio Longo (coordinatore del Corso di Laurea internazionale in Landscape Architecture presso il Politecnico di Milano). Il testo descrive il fenomeno – esteso in particolar modo nelle aree periferiche – degli orti urbani milanesi, trattandone diversi aspetti e in particolare la funzione sociale, paesaggistica e non ultima produttiva. Allargando lo sguardo all’intera città metropolitana, il volume costruisce un inedito database, cui si accompagna un apparato originale di mappe e diagrammi, che può costituire un utile punto di partenza per l’elaborazione di nuove politiche urbane. Per dire: la politica degli orti non è solo qualcosa di residuale, un’appendice al resto. Può invece determinare scelte urbanistiche nuove e finalmente attente alla natura e, prima di essa, alla persona.

Adolfo Leoni, Venerdì 27 novembre 2020

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