Il pensiero unico che sta annientando la libertà di pensiero. E non ce ne accorgiamo. Tre libri per decodificare

“Non condivido la tua idea, ma darei la vita perché tu la possa esprimere”. La frase viene erroneamente attribuita a Voltaire. A scriverla invece è stata Evelyn Beatrice Hall, che di Voltaire fu la biografa. Al di là delle attribuzioni, interessa il sotteso concetto: rispetto del pensiero altrui, prima; rispetto della libertà di espressione, poi; garanzia di libertà tout court alla fine. Citata spesso nei decenni passati, la frase è stata quasi dimenticata oggi. Quantomeno in via di costante dismissione. Poco male se lo fossero le parole, ma è il concetto stesso ad essere obliato se non avversato. Circola infatti un sempre meno strisciante e sempre più corposo pensiero unico che, per ora in maniera non fisicamente violenta, domani non si sa, impone il suo schema, il suo modo di essere, il suo linguaggio. Totalitarismo?

Ci sono temi tabù. Di cui pian piano non si potrà più parlare. Altrimenti si rischierà la gogna mediatica e, passo successivo, il linciaggio. Ma così si azzera il dibattito, e con esso il confronto, e con essi la possibilità di progredire e di assumere nuova conoscenza.

A preoccupare di più sono le reazioni di pancia, le emozioni, “la risposta – secondo Pavlov – che il soggetto dà alla presentazione di uno stimolo condizionante”.

Forse, dovremmo riprendere in mano, come un collega suggeriva oggi, i libri “Mondo Nuovo” di Aldous Huxley, “Il Padrone del Mondo” di Robert Benson, “1984” di George Orwell. Aggiungerei: “Fahrenheit 451” di Ray Bradbury. Ci aiuterebbero a decifrare la deriva odierna.

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