Ospedale di Porto San Giorgio: completare il centro di riabilitazione. Lo chiede il sindaco Loira

Continua il nostro viaggio nelle strutture sanitarie minori. Dopo aver sentito il sindaco di Montegiorgio, Michele Ortenzi, circa i nuovi servizi da chiedere al neo presidente Acquaroli e alla sua Giunta per il locale ospedale, stavolta scendiamo a Porto San Giorgio per ascoltare il primo cittadino, Nicola Loira.

Nicola Loira, sindaco di Porto San Giorgio

Che tipo di sanità è pensabile per un ospedale minore come quello sangiorgese?

«Intanto direi che quella sanità che prevedeva un ospedale per ogni città non solo non è più pensabile ma è addirittura sbagliata. La sanità odierna è così complessa che è impensabile farla in ospedali piccoli senza tutte le tecnologie ormai indispensabili. La professionalità del medico non basta più in assenza di una efficiente e moderna strumentazione».

Quindi, insisto, a che potrebbero servire le strutture più piccole?

«I grandi ospedali devono essere luoghi dove viene affrontata e risolta rapidamente la patologia acuta ma poi c’è la convalescenza e questa si deve fare in strutture ospedaliere a bassa intensità di cura, magari vicino casa. Per questo si dovrebbe ripensare ad un modello di sviluppo sanitario più vicino ai territori dove gli ospedali periferici potrebbero svolgere questa funzione. Ma per aprire e far funzionare questi ospedali occorrono investimenti importanti sia per la riqualificazione e l’adattamento delle strutture alle nuove destinazioni, sia per il personale che dovrebbe essere più numeroso che negli ospedali principali».

Credo però che le somme stanziate per strutture sanitarie siano investimenti e non spese tout court. Comunque, Porto San Giorgio sembra aver trovato la quadra come centro di riabilitazione

«In effetti va fatto un discorso a parte per i centri di riabilitazione (post traumatica, cardiaca, neurologica, ecc.). Ci sono strutture territoriali, tipo appunto quella di Porto San Giorgio, che in questi anni hanno dimostrato efficienza e grande potenzialità di sviluppo. Ma meriterebbero più attenzione ed investimenti per riqualificazione degli spazi e completamenti funzionali. La politica regionale purtroppo, ultimamente, ha sembrato guardare troppo ai privati».

È questo che Lei chiede alla Regione?

«All’assessore regionale, nella recente Conferenza dei Sindaci parlando dell’utilizzo del nosocomio fermano per le patologie Covid-19, abbiamo chiesto innanzitutto un riequilibrio territoriale della politica sanitaria. I cittadini della Provincia di Fermo pretendono gli stessi servizi di quelli delle altre province dove ci sono più ospedali per territorio con servizi diagnostici e terapeutici non presenti nel nostro unico ospedale».

In pratica, le richieste?

«Completamento della struttura con la piscina terapeutica nello spazio davanti al nostro ospedale. L’Area vasta più volte si è espressa positivamente, sono state fatti ripetuti incontri in passato. La struttura va però finanziata. Sarebbe il completamente funzionale di un servizio che va molto bene, anche se poi, nei casi di emergenza, viene sempre sacrificato… Poi, utilizzo della parte vuota e inutilizzata per una medicina del territorio. Oppure, un servizio rivolto alla popolazione anziana che è in forte crescita. Chiedemmo all’Area vasta l’utilizzo degli spazi vuoti come RSA o Casa di riposo per coppie. Quella gestita dalle suore Gaetanine è solo per donne. Al momento però è più plausibile una struttura per la medicina del territorio».

Adolfo Leoni, Il Resto del Carlino, Mercoledì, 9 dicembre 2020

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