Il ratto di Lucia. La Tavoletta che non si stacca. E immaginare un sacro furto

Una santa può essere una Minore… per modo di dire? Sicuramente lo è, e proprio per modo di dire. Mi riferisco a santa Lucia. Domani sarà la sua ricorrenza: la sua festa. La parrocchia di Fermo, la cui chiesa è dedicata alla giovane martire siciliana, non la celebrerà secondo tradizione: nessuna consueta processione e nessun consuetissimo squaglio di cioccolata per restare insieme nel gran finale. Al tempo del Covid non si può. Giusto la santa messa che, comunque, non è poco. Tantomeno si potranno ammirare le Tavolette che la raffigurano. Quegli otto capolavori in tempera e oro che Jacobello del Fiore dipinse nei primi anni del Quattrocento e che facevano parte di un polittico poi scomposto. Anche i poli museali sono off limits causa il maledetto. Tutt’al più il bel volto della giovane, che rifiutò un osceno matrimonio imposto, potrà essere ammirato nel pannello/mosaico in scaglie di vetro colorato che campeggia nel catino absidale della chiesa, incastonato in una nicchia della parete. Più sotto, qualche mente pietosa, ma poco artistica, appese copie ormai sbiadite della Storia di Santa Lucia. Un modo per rimediare al “furto” successivo alla demanializzazione della chiesa che lo stato italiano compì a fine Ottocento. Le Tavolette finirono così in un edificio comunale e, magari – va detto – furono sicuramente più protette. Poi anche le chiese pian piano si sono attrezzate. E nel 2007, dopo la grande mostra sul Quattrocento, santa Lucia poteva anche tornarsene a casa. Nessun problema dalla Sovrintendenza, che conosceva bene l’origine di quelle opere. Contraria invece – com’era immaginabile – l’amministrazione comunale. Giunto a Fermo da appena qualche mese, l’arcivescovo Gennaro Franceschetti dovette sbrogliare la matassa. Convocò il Consiglio pastorale di Santa Lucia perché si esprimesse. Il Consiglio deliberò, riaffermandone la proprietà, di lasciare però le Tavolette in custodia nella Pinacoteca comunale. Compromesso raggiunto: pace fatta!

Mesi fa però Vittorio Sgarbi ha lanciato un monito e una proposta: le opere d’arte vanno ammirate nei luoghi per cui sono state realizzate. Quindi, per la proprietà transitiva, anche santa Lucia a Santa Lucia. Improbabile! Ci sarebbero nuove sollevazioni.

Santa Lucia non si sposta. I buoi non ce la fanno

Nessuno però vieta di fantasticare. Di immaginare, cioè, una Confraternita che, nottetempo, stacchi le Tavolette dalla Pinacoteca e le riponga nella chiesa d’origine; d’immaginare il parroco esterrefatto, allibito, basito scoprire l’accaduto; d’immaginare vescovo, sindaco, questore e prefetto riuniti per ricostruire il misfatto. D’immaginare gli addetti al museo, sopraggiunti in gran volata, cercare di rimuovere le Tavolette…e, miracolo, d’immaginare che la quarta tavoletta non si stacchi, neppure a forza, neppure con delicatezza, neppure con i sistemi più sofisticati. La quarta tavoletta è quella che narra dei buoi bloccati, frenati, impediti nel procedere. Più paia di animali non riuscirono a trascinare la santa al lupanare. Qualcosa li incastrò. Li ingessò. Li fermò. Così come, ora, incastrava per sempre la quarta tavoletta al muro della propria chiesa. Fantasticheria, ovviamente. Ma è un bel divagare.

Adolfo Leoni, Il Resto del Carlino, Sabato, 12 dicembre 2020

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