Infrastrutture e digitalizzazione. La ricetta del prof. Andrea Monteriù

Arriva il 2021. La pandemia ha creato enormi problemi. Il prof. Eugenio Borgna, neuropsichiatra di fama internazionale, ha parlato di tre emergenze da affrontare: sanitaria, economica, psicologica. Cosa ci attende e cosa faremo? Sta a noi rilanciare. Ma come? Raccolgo idee. Ne parlo con il prof. Andrea Monteriù, fermano, docente di Automatica alla Politecnica delle Marche, autore di importanti testi in inglese.

Il prof. Andrea Monteriù

Partiamo dalla nostra terra e dalle sue imprese. «Le PMI, che sono state generatrici di tanti valori: l’impresa di famiglia, il piccolo che fa da sé, la voglia di costruire, sono andate in crisi, ma da prima del morbo. Se da una parte le amministrazioni pubbliche hanno fatto mancare la spinta propulsiva, la pandemia ha messo in risalto le criticità, su cui ora necessita lavorare». Per Monteriù occorre rilanciare due settori: innovazione e digitalizzazione. «Chi già lo aveva fatto è andato avanti senza troppi problemi, il resto – e qui molte nostre PMI – fatica molto». Rischia addirittura di scomparire. Per essere ancora più chiaro, il docente afferma con forza che, per la nuova crescita del Paese-Italia, occorre investire in infrastrutture: stradali e in modo speciale per la rivoluzione digitale. «Sono due pilastri inscindibili, che vanno a braccetto». Sul primo offre un riferimento storico. «Roma ha costruito grandi strade, per lo più dritte, a scopo economico e militare. Univano le periferie del mondo conosciuto alla Capitale. I Romani avevano capito che, se volevano amministrare bene l’impero, dovevano investire in infrastrutture. Noto il detto: tutte le strade portano a Roma». Oggi non basta più la comunicazione stradale, sebbene l’80% dei trasporti sia ancora su gomma. Oggi, «per la nostra sopravvivenza» occorre investire nelle autostrade digitali. Queste permettono e permetteranno «di veicolare velocemente una quantità enorme di informazioni e una quantità enorme di servizi». Però, fa capire Monteriù, occorre muoversi anche sul campo della cultura. «Manca il concetto del digitale. La pandemia lo ha messo bene a nudo. Pensiamo al lavoro agile, ai convegni su zoom, alle diverse piattaforme, ai nuovi metodi di pagamento. Non tutti erano preparati. Anzi. Mancava proprio l’approccio mentale». Su questo aspetto insiste molto il docente fermano, perché qui si rivela un passaggio obbligato per tornare a crescere. I campi d’azione sono infiniti. Monteriù fa un esempio: «La creazione del fascicolo sanitario elettronico, unico a livello nazionale: una cartella dove è riportata tutta la nostra storia sanitaria. Quanta efficacia avrebbe proprio sulla salute umana, e quanto tempo e carta sarebbero risparmiati». Le nuove modalità non fanno venir meno la cultura dell’incontro, «è un altro modo di incontrarsi», ripete il docente.

Occorre però procedere rapidamente con la banda larga, da portare dappertutto. «Siamo una nazione geograficamente frammentata e per questo necessita un modello di sviluppo omogeneo». Che significa: stesso servizio sulla costa così come nell’ultimo paese di montagna. Monteriù avverte: «Ma non bisogna procedere solo nei casi di emergenza. Bisogna muoversi con rapidità da subito e con un piano lungimirante perché l’iter è complesso: occorre avere un progetto, ottenere numerose autorizzazioni, lavorare di scavi, stendere milioni di chilometri di cavi. Ne va del nostro futuro». Il dialogo continua. Il prof. solleva il caso dei Cloud pubblici e di quelli privati. Argomento enorme, che riprenderemo. Argomento delicatissimo, perché «c’è una colonizzazione in atto» da cui difendersi. Ne riparleremo.

Adolfo Leoni, Il Resto del Carlino, Giovedì 31 dicembre 2020

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