“Laudato si'” tra i Monti Sibillini. Camminando la Terra di Marca

«Il libro della natura è uno e indivisibile». Lo scrisse Benedetto XVI avvertendoci che non si possono operare scissioni, lasciare indietro qualcosa, dimenticare anche un solo fattore in gioco. Siamo unità! Nel corpo nell’anima nello spirito. Nel creato, soprattutto, che è più della natura, perché tutto ricomprende. Lo rammento nel giorno (qualche giorno fa, giornata di sole), mentre m’aggiro solitario a Garulla, grumo di case dove i camini fumano e l’ultima luna sembra poggiata su di essi. Ho passeggiato tra la neve intorno al piccolo rifugio di Valle Caprina. Ho seguito alcune orme. Di volpi? Di lupi? Non so riconoscerle e me ne pento. Nei giorni dei confinamenti arancioni e, in vista di quelli rossi, respiro a pieni polmoni un’aria fredda, mitigata dall’ampia sciarpa rossa che ho posto tra collo e bocca. Le nevicate dei giorni scorsi hanno spezzato qualche ramo degli alberi che s’inerpicano verso Castel Manardo. Si dice che ci fosse una rocca, un castelletto in cima. Manardo, Mainardi… I Domini contadini… schiatta d’origine longobarda. Quante avventure nelle loro storie nelle alte e medie Terre di Marca! Una fascia di territorio frammentato eppure omogeneo.

Santa Maria della Pace in primavera

Ho appoggiato la schiena ad un tronco, le mani inguantate per il freddo mi fanno sfogliare con difficoltà la “Laudato si’” di papa Francesco. Qualche giorno dopo avrei avuto un convegno in zoom per un bando europeo. Ripasso il testo rivoluzionario del pontefice argentino. È un manifesto politico, nel senso più nobile del termine. Riguarda la nostra vita, l’economia, l’ambiente, il progresso. Riguarda il futuro.

Il vescovo di Roma cita un’altra frase del suo predecessore: «il degrado della natura è strettamente connesso alla cultura che modella la convivenza umana». Dice che «l’ambiente naturale è pieno di ferite prodotte dal nostro comportamento irresponsabile». Partirò da qui, parlando in rete con fra Roberto Brunelli, francescano ed editore, ed Emanuele Luciani, guida naturalistica e appassionato di archeologia. Ho una preoccupazione, però. Oggi d’ambiente, di difesa della natura, di lotta all’inquinamento parlano tutti, scrivono tutti, tutti s’interessano. Ma è come se osservassero un solo particolare senza legami con altri, senza coglierne le concatenazioni. Ha sostenuto recentemente il cantautore-insegnante Roberto Vecchioni che sappiamo tutto del cosa, nulla dei perché.

Scendendo da Pintura di Bolognola

Ridiscendo verso Garulla. Mi sembra di percepire profumo di caffè. Forse lo ambisco. Lo chiederei ai residenti se qualcuno s’affacciasse. Ma nessuno in giro.

Con l’auto faccio attenzione alle curve. Dietro una di queste mi fermo. Di fronte a me, la minuscola chiesa di Santa Maria della Pace, l’amore degli Alpini. Salgo. La visuale si spalanca. Un falco, una poiana… forse un’aquila – non so dire – distende le ali, e plana e riprende quota. Seguirla è un incanto. Dietro di essa una scia bianca. Un aereo di cui non avverto rumore. Raffronto le due cose. «La tecnoscienza, ben orientata, – leggo nella Lettera enciclica – è in grado non solo di produrre cose realmente preziose per migliorare la qualità della vita dell’essere umano… È anche capace di produrre il bello…». Ma la tecnoscienza ha anche il suo risvolto pericoloso: un tremendo e pauroso potere. La bomba atomica, ad esempio. «Il fatto è – scrive sempre il papa citando Romano Guardini – che “l’uomo moderno non è stato educato al retto uso della potenza”».

S’è fatto tardi. Appena la piana, una famiglia sta giocando con la neve. Due bambini, una madre, un padre. Sorrisi, parole, affetto, amore. Futuro! L’uomo non «è il cancro del pianeta», come invece sosteneva Peter Singer. Può scegliere. Può voler bene. Può costruire.

Adolfo Leoni, Il Resto del Carlino, Domenica 3 gennaio 2021

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